lunedì 30 ottobre 2017

Abuso di potere: l'anti-Aikido per eccellenza

In Aikido c'è sempre un allievo ed un maestro, un kohai ed un senpai...

Un neofita o un allievo è di solito qualcuno che ha fiducia nel suo superiore, nell'allievo più anziano del Dojo o nel proprio Sensei: questa fiducia è ben riposta se attraverso ad essa è possibile crescere come non sarebbe invece possibile fare senza di essa.

Solo che siamo esseri umani, con un sacco di potenzialità e con notevoli ombre delle quali - spesso - non siamo neppure consci: questo ingenera un sacco di possibilità di abusare della propria influenza sugli altri o di permettere che qualcuno abusi della nostra fiducia, ingenuamente riposta nelle mani sbagliate.

Ci occupiamo quest'oggi dell'abuso di potere, un fenomeno abbastanza contrario ai principi di etica e rispetto che insegna l'Aikido, ma quanto mai frequente nei ranghi della disciplina.

Il rispetto implica la capacità di discernere ciò che potenzialmente potrebbe danneggiare il prossimo, e la ferma volontà di starne alla larga; il rispetto richiede anche la capacità di percepire cosa può danneggiarci... e nuovamente la scelta di evitare che ciò accada.

L'abuso di potere è l'opposto di tutto ciò, ovvero quindi una sorta di "Ainti-Aikido"!

Ogni tanto si sente di qualche insegnante di arti marziali denunciato per molestie sulle allieve... è proprio di qualche giorno fa il caso di un NON-Insegnate di Karate di Brescia, CARMELO CIPRIANO, attualmente arrestato ed incriminato per aver fatto sesso con alcune sue allieve minorenni: quale etica voleva insegnare loro sto PIRLA?

Per queste allieve sto PIRLA era un riferimento, un simbolo di onesta, di coerenza, di rispetto?
Ha utilizzato la sua posizione, il fascino della sua figura per ottenere ciò che voleva: vi rendete conto del viscidume, della manipolazione e del raggiro?

Credete che in Aikido non accadano cose simili?
Purtroppo accadono... sia così gravi, sia meno eclatanti, ma pur sempre cattivi esempi di mancanza di rispetto.

Ma non bisogna solo circuire ragazzine per fare un abuso di potere: ce ne sono molti più piccoli, ma non meno significativi sotto gli occhi di tutti... ma molto radicati negli usi e costumi per essere giudicati tali.

Un senpai, nei confronti dei suoi kohai, è sempre nel giusto? Utilizza bene la sua esperienza?
La mette a servizio del prossimo?
Si muove come farebbe un "fratello maggiore" o come un altro PIRLA che utilizza la propria posizione per essere servito e riverito da chi è più principiante di lui?

Nella cultura giapponese, ogni giorno milioni di senpai (in ogni campo della società, dalla scuola, al lavoro...) assoggettano altrettanti kohai alle loro perversioni egoiche: una divisione in "caste" nata per utilizzare l'esperienza come valore distinguente e nobilitante... non assicura - infatti - che questa esperienza sia ben digerita e quindi utilizzata, e da adito a moltissimi mio-abusi di potere quotidiani.

In Aikido il Sensei chiama un uke: con questa persona egli dimostrerà dinnanzi al gruppo l'esercizio o la tecnica al meglio delle sue capacità... uke si presterà con tutto se stesso, offrendo il suo corpo, la sua energia...

... che garanzia abbiamo che il Maestro capisca quando il suo allievo ha dato tutto ciò che aveva da offrire?
Potremmo fargli fare 5 cadute per spiegare l'esercizio... oppure 10, ma perché no... anche 15 o 20...




Se lui fosse esausto potrebbe iniziare ad essere distratto e quindi rischiare di farsi male, sicuri che sapremo quando smettere... senza "violentarlo" oltre?

Si.. perché uke non ha la possibilità di dire: "Maestro, adesso basta sbattermi al tappeto come Gatto Silvestro, sono stanco!!!"... non lo può dire, deve continuare a fare uke, e STOP!

Tralasciando la possibilità che si tratti di un uke pigro e fancazzista... chi lo tutela se non il Sensei o il suo tori?

Nessuno!

Cosa accade se il Maestro intende far vedere quanto sia micidiale una chiave articolare?
Prende uno dal gruppo e lo corca di mazzate... e nella sua faccia sofferente gli altri capiranno, vero?

Il nostro Marco ci ha lasciato un polso... e si è portato dietro i postumi in modo evidente per 4 anni... mentre le conseguenze attuali sono meno marcate, ma sono permanenti sul suo polso sinistro.

Beh, ecco un altro tipo (tutt'altro che infrequente) di "abuso di potere" legalizzato dai ruoli!

E quando un Maestro dice al suo allievo: "Potrai fare l'esame SOLO se verrai a 5 seminari di Aikido"... oppure "dopo che avrai fatto X-mila ore di allenamento"... lo fa perché all'allievo tutto ciò può tornare utile, o può anche capitare che si comporti così per mettere in risalto il potere che ha sugli altri?!

Abuso di potere?
Non è detto... ma non escludiamo che ogni tanto accada anche questo.

Come si fa ad evitare l'abuso di potere in un Dojo, sotto ogni forma?

Non abbiamo una ricetta magica, e crediamo che la piccolezza umana spesso ci faccia precipitare in situazioni che da fuori non sembrano sicuramente etiche, come non lo è l'abuso di potere in una disciplina basata sul rispetto e sulla reciprocità.

Una buona pista potrebbe essere vedere se le atmosfere sono più piene di regole da rispettare ed imposizioni, o da gioia e desiderio di condividere un percorso: l'abuso di potere mal si accoppia con la condivisione, per esempio...

Vi auguriamo di incontrare poco abuso di potere nel vostro percorso... o se lo incontraste, di saperlo riconoscere presto, isolarlo e lasciarlo solo... non merita di proliferare ulteriormente in una disciplina così profonda come l'Aikido!




1 commento:

Giuseppe Golin ha detto...

Quoto in toto l'articolo e non per sentito dire ma per esperienza provata, sia in termini di uke che di forme di potere esercitate in termini di valutazioni e giudizio. In questo, se mi si permette è anche dovuto al fattore "grado" che altro non è che il ringraziamento per un percorso, in termini di tempo vissuto in tatami e non di capacità esclusivamente tecniche. Purtroppo come viene descritto nell'articolo, l'aikido è fatto di persone e non tutti sono disposti a mostrare la loro parte più debole (umiltà), ma si nascondono dietro una forza tecnica (vedi video) che genera innanzitutto timore e non rispetto. Secondo me qualcosa si può fare e va fatto, non solo singolarmente come allievi, istruttori, Maestri ma anche in termini di risonanza, cioè portare alla luce comportamenti non consoni ai principi della disciplina che pratichiamo. L'aikido non si impara sui libri, su internet ma con il sudore impregnato nel kimono. Ma è vero anche che l'aikido si trasmette attraverso la rappresentazione e questo è un punto, secondo me importante da sottolineare. Purtroppo ancora molti istruttori e peggio Maestri, fanno vedere un aikido efficacie, distruttivo e invincibile(a scapito degli uke) che porta a far affiorare la natura umana del confronto, del combattimento, del vincere sull'altro. Bene, che male c'è, direte voi. Nessun male, anzi liberi di fare, ma per favore non chiamate tutto questo AIKIDO!