lunedì 24 aprile 2017

Iwama Ryu Aikido: caratteristiche, pregi e limiti di questa peculiare visione della pratica

Affrontiamo oggi un argomento molto discusso all'interno dei circoli Aikidoistici mondiali, ossia della questione dello "stile".

Oggi ci sono molte le Scuole differenti nelle quali è possibile imparare l'Aikido, quindi passiamo in rassegna alcune di esse, cercando di identificare più chiaramente possibile le potenzialità ed i probabili limiti che abbiamo rilevato in ciascuna didattica.

Come non partire quindi dall'Aikido di Iwama, che è quello che ancora oggi utilizziamo ogni giorno nel nostro Dojo?!

L'Aikido praticato ad Iwama è anche spesso chiamato "Iwama Ryu", cioè "Scuola di Iwama"... ed altrettanto spesso confuso con il Takemusu Aikido che è forse quanto più distante ci sia dalla didattica di Morihiro Saito Sensei.

Perché?

Perché (come abbiamo argomentato nel dettaglio QUI), il Takemusu Aiki fu il livello più avanzato della disciplina toccata dal Fondatore, Morihei Ueshiba... e prevedeva la spontaneità e la libertà più totale da qualsiasi tipo di forma prestabilita.

Al contrario, l'Iwama Ryu è un ottimo metodo didattico che fa della precisione tecnica della forma il suo principale MUST, curando maniacalmente gli angoli, i particolari millimetrici... ossia l'esatto opposto polare della non-forma sinonimo del Takemusu Aiki.

Scansato questo fraintendimento (alcuni illustri personaggi affermano di praticare Takemusu Aikido, pur seguendo SOLO la didattica di Iwama perché SPERANO un giorno di giungere ad esso, non perché vi siano giunti!!!), torniamo a bomba sulle potenzialità di questa Scuola...

L'Iwama Ryu è diventato famoso nel mondo per l'incredibile bagaglio tecnico di cui dispone e per l'efficacissima chiarezza nella didattica di apprendimento, molto logica, razionale, chiara, funzionale ed efficace... molto quindi simile alla mentalità analitica occidentale.

Morihiro Saito dedicò l'intera sua vita di praticante ed Insegnante a codificare e quindi trasmettere più intatti possibili i movimenti e le metodiche d'allenamento del Fondatore, con il quale ha condiviso la quotidianità per ben 23 anni (sicuramente una delle persone che gli stette accanto in modo più continuativo ed intenso): una grande umiltà lo ha sempre caratterizzato, in quanto egli cercò di non personalizzare più di tanto l'insegnamento che ricevette dal suo Maestro.

La didattica del tai jutsu prevede l'apprendimento di due differenti tipologie di pratica: il ki hon, ossia della "base" del movimento... ed il ki no nagare, ovvero del movimento più preciso possibile in armonizzazione all'azione dell'attaccante.

Questa didattica richiede quindi molta cura degli angoli e dei dettagli, focalizzando molto l'attenzione su prese solide ed attacchi più efficaci possibili.
Spesso non ci si muove in modo dinamico all'inizio del proprio percorso, propio a favore di un'approfondimento maggiore di leve e sbilanciamenti che partono da una condizione statica e solida.

Il ki no nagare colma quindi la lacuna di dinamica, richiedendo al praticante di cimentarsi nelle stesse  forme apprese in ki hon, ma questa volta portando una particolare enfasi sul timing dell'incontro con uke.


Viene posta molta cura nell'approfondimento delle diverse forme di tai jutsu e nella didattica migliore  che consente ai dettagli di essere notati da un principiante.
Una delle massime di Morihiro Saito Sensei era infatti: "Lentamente e correttamente, costruiamo una giusta forma".

L'Iwama Ryu ha però altre ottime frecce al suo arco, specie sul campo delle armi (buki waza) e della loro completa integrazione con le tecniche a mani nude (tai jutsu)... cosa che avviene di rado in modo così capillare e completo con altre didattiche d'insegnamento.

Va ricordato, infatti, che l'Aiki ken e l'Aiki jo furono sviluppate dal Fondatore essenzialmente nel periodo in cui egli visse ad Iwama (1943 - 1969) e quindi fu privilegio di chi lo frequentò in quel periodo (come Morihiro Saito appenderli interamente da lui.

Saito Sensei codificò - su permesso esplicito di O' Sensei - i suburi di ken (7) e di jo (20), i kata di jo (6 no jo kata, 13 no jo kata e 31 no jo kata) che ora vengono studiati in tutto il mondo e che costituiscono il bagaglio tecnico essenziale per qualsiasi Aikidoka.

Molta attenzione è stata posta anche nello studio delle armonizzazioni di ken e jo e nei combattimenti preordinati di queste armi (5 kumi tachi, 10 kumi jo e 7 ken tai jo).
Anche in questo caso, precisione, potenza degli attacchi, studio millimetrico delle posizioni e del timing costituiscono uno dei principali goal di questa didattica.

Ecco un raro footage, ripreso in Iwama solamente un anno dopo la morte del Fondatore...



Pur non essendo "fondamentalisti dell'Iwama Ryu", ci viene da dire che è veramente difficile frequentare un po' in questo stile di Aikido senza ricevere qualcosa di molto nutriente per il proprio percorso!

La base è senza dubbio molto importante e l'Iwama Ryu è un egregio modo per apprenderne una efficace, solida e funzionale... dove molta enfasi viene dedicata all'essenza marziale del gesto.

Ci sono dei lati oscuri di questa metodologia d'insegnamento dell'Aikido?

Si, crediamo che ce ne siano (come del resto ce ne sono in qualsiasi didattica che si spinge oltre ai suoi mandati)... ma non crediamo che si tratti di qualcosa in grado di oscurare i benefici che questa didattica è in grado di apportare ad una persona equilibrata.

Nell'Iwama Ryu molto poco spazio è riservato alla didattica di uke: l'Iwama Ryu è una pratica molto energia, yang, che vede come primo attore tori, che misura l'acquisizione della sua competenza ed abilità su uke... che resta buono e calmo, solo perché prima o poi toccherà anche a lui diventare tori.
É una sorta di Aikido percepito utile SOLO al 50% cioè.



Lo abbiamo detto in modo un po' veloce - quindi anche equivocabile - ma non crediamo che il senso sia tanto lontano da ciò che accade... e crediamo si tratti di un considerevole limite, poiché la parte di uke è complementare a quella di tori... e serve ad apprendere altrettante cose interessanti.

Non c'è - per la ragione di cui sopra - una didattica minuziosa per apprendere le ukemi, come invece è stata più dettagliatamente sviluppata in altri stili di Aikido.

É diffusa convinzione per l'Iwamista che la forma vada costantemente migliorata (e questo è sicuramente qualcosa di comprensibile e possibile!), ma non è ben chiaro come alla fine di una vita di "forma" sia possibile uscirne e affrancarsi da essa, in favore di una spontaneità tanto indispensabile al famoso Takemusu Aiki.

Se "PRIMA" bisognasse apprendere "BENE" la forma e migliorarla il più possibile e "POI" si dischiudessero a noi i segreti del Takemusu Aiki, ci saremmo già infilati in un labirinto senza uscita... poiché la forma sarà sempre ulteriormente migliorabile, quindi non ci sarà mai tempo di studiare qualcosa di ulteriore... per così dire "che viene dopo"...

Ci viene da consigliare questo metodo a tutti coloro che necessitano di basi solide sulle quali costruire il PROPRIO Aikido, promuovendo in toto la metodologia e la tecnica di Iwama... anche se non altrettanto potremmo affermare per la mentalità che spesso l'accompagna.

Di solito questi gruppi tendono ad essere piuttosto chiusi, rigidi nei confronti dell'etichetta e della disciplina, altamente gerarchici, molto giudicanti nei confronti di chi è inserito in altri percorsi... convinti di praticare il "vero" Aikido, poiché quello che praticava il Fondatore... senza spesso valutare il fatto che chiunque pratichi qualsiasi cosa non potrà mai essere il clone di nessuno (ne dovrebbe provarci!) e che anche Saito Sensei abbia introdotto delle inevitabili modificazioni ai gesti tecnici per due semplici ragioni:

1) perché ciò che percepiva del suo Maestro era una funzione della sua consapevolezza e personalità, quindi ci saranno stati sicuramente aspetti colti a puntino ed altri NON colti affatto, quindi generalizzare dicendo "io faccio tutto come lo faceva lui" è qualcosa che non tiene conto dell'inevitabile interpretazione che ciascuno ha del suo prossimo;

2) ci sono stati cambiamenti apportati per ottimizzare la sua didattica, che con decenni di esperienza, progrediva di continuo (dal 1993 al 2002, periodo in cui noi stessi lo seguivamo, diverse cose sono cambiate), quindi bandire il cambiamento in favore del preservare il valore insito nella tradizione è un valore antientropico in questo universo.

In ultimo: se ipotizzassimo che percorrere la strada del Fondatore (andando dal "solido-tecnico", al "fluido-relazionale" e quindi allo "spirituale-senza forma") potesse guidare veramente chiunque alle vette dell'Aikido, bisognerebbe chiedersi come mai questo "metodo" non abbia già permesso di germogliare nei suoi primi 30 anni dei piccoli O' Sensei in miniatura...

É ovvio che il processo sembra essere un attimo più complesso e completo di questa idea un po' parziale.

Un metodo però è solo un metodo ed è buono e positivo da utilizzare fino a quando è in grado di farci perseguire i nostri scopi, quindi non è l'Iwama Ryu ad essere "malato" di per sé, ma forse lo è una sua pratica un po' superficiale ed inconsapevole... quindi - nuovamente - invitiamo chiunque a prendere in alta considerazione il buono e l'utile che da questo grande strumento si può cogliere, noncuranti e non intimoriti dalle devianze che in esso è possibile trovare.

Abbiamo visto nei decenni che una sola regola sembra essere invariabile nell'Aikido che abbiamo praticato fino ad ora: "fai una cosa finché ti serve e ti sembra buona per te... indipendentemente da giudizio che di ciò avrai dal prossimo".

Se approcciato in quest'ottica, l'Iwama Ryu è davvero qualcosa in grado di far decollare il vostro Aikido, con un valore aggiunto notevole e che vale quindi la pena di essere esplorato e fatto proprio!










lunedì 17 aprile 2017

Buona Pasquetta!

Buona Pasquetta,
oggi tutti sui prati... a far pic-nic in tutta fretta

a contatto con la natura
anche la forma in Aikido diventa più pura...

una buona occasione per fare suburi e kata a manetta,
la prossima settimana Aikime on-line di nuovo vi aspetta!!!

lunedì 10 aprile 2017

Il nodo della cintura: lo specchio di un Aikidoka

Ci vestiamo all'orientale, ma spesso è solo una maschera... qualcosa che viviamo tipo un costume di carnevale...

Ci sono i pantaloni bianchi del keikogi (zubon)... la giacca bianca (uwagi) ed una cintura (obi), bianca o nera.

Già ci mettiamo a chiamare "kimono" qualcosa che kimono non è (non si tratta infatti di un ambito da cerimonia, ma una tenuta "gi" per l'allenamento "keiko", per questo si chiama appunto "keikogi")... poi ci mettiamo sopra imbarazzanti cinture colorate, cosa che nella tradizione non ha alcun senso...

... e le chiudiamo in vita nei modi più imbarazzanti.

Poi nei casi più gravi, ci piazziamo sopra una bella hakama (il top è quando è bianca!!!), così da coprire lo scempio dei nodi che riusciamo a concepire.

Nelle arti marziali tradizionali, invece, il nodo è molto importante: costituisce una sorta di "biglietto da visita", di lettera di presentazione e curriculum del praticante stesso.

L'annodare è l'atto di mettere insieme, e ciò può essere fatto con più o meno equilibrio, armonia, gusto ed efficacia.




Un nodo può rimandare chi siete, quanta esperienza avete nella disciplina che state praticando, quanta cura ponete in ciò che state facendo... e tutto emerge da un semplice elemento del nostro vestiario!!!


Un Insegnante che non presta cura nell'indicare il modo migliore per legarsi la cintura in vita, non sta rendendo un grande servizio ai propri allievi.

Un Insegnante che non pretende ordine sul nodo della cintura dei propri allievi li sta autorizzando ad essere superficiali, quindi nuovamente non li sta supportando al meglio nel loro cammino nella disciplina.
Con i bambini è più frequente che il nodo sia mal fatto, benché non sempre ciò sia da giustificare... ma che dire degli adulti... che avrebbero ben altre capacità di attenzione ed autodeterminazione?

Siamo approssimativi, e forse abbiamo scelto le arti marziali, l'Aikido... anche per migliorare questo aspetto un po' anarchico e distratto del nostro vivere quotidiano, ma allora iniziamo a prestare attenzione ai particolari, perché i particolari sono molto significativi!
In un contesto nel quale in pochi millimetri poteva risiedere la differenza fra vita e morte, le persone hanno imparato a prestare molta attenzione ai particolari... ben sapendo che anche gli aspetti più macroscopico della vita in fondo non sono altro che sapienti insiemi di particolari, aggregati più o meno a dovere.

Quindi tutto diventa importante, qualsiasi cosa diventa un rito, al quale conferire solennità, interesse ed attenzione estrema.

Andare ad allenarsi con i vestiti maleodoranti, le unghie lunghe, monili di ogni tipo è qualcosa di macroscopicamente irrispettoso: può essere differente presentarsi con un nodo della cintura inventato sul momento?!

Da come si presenta vestito il proprio compagno, una persona allenate è in grado di leggere la sua esperienza, i suoi attuali punti di debolezza, le sue tendenze caratteriali e molto altro ancora... e tutto questo con un semplice colpo d'occhio!


Pensiamo ancora che un nodo sia - infondo - solo un semplice nodo?


lunedì 3 aprile 2017

Aikido: le caratteristiche uniche rispetto alle altre discipline

Talvolta nei nostri Dojo abbiamo il problema di far comprendere ai nuovi arrivati in cosa consistano le caratteristiche specifiche della disciplina che pratichiamo... a quanti è accaduto?

Le idee di chi bussa alle porte dei corsi di Aikido sono spesso alquanto confuse, ma vale la pena di cogliere la passione inconsapevole che spesso muove queste persone, dando loro info semplici e chiare su cosa potrebbero trovare e su cosa invece NON sono destinati a praticare, se si iscrivessero.

L'Aikido è un'arte marziale giapponese, questo tutti lo sappiamo, però è necessario che abbia un canale di comunicazione aperto con l'uomo occidentale del XXI secolo, se vogliamo che continui ad espandersi, ad essere praticata ed apprezzata come disciplina.

Cos'è quindi che caratterizza l'Aikido, rispetto agli altri percorsi marziali?

Una visione, una prospettiva delle cose e della vita forse...

In Aikido, ad esempio, NON è concepibile, né ammissibile che il cosiddetto "aggressore" venga ferito... anzi, se la disciplina è praticata con qualità, questi dovrebbe uscire rinnovato da ogni esercizio e tecnica che gli viene proposta.

Una disciplina nella quale l'attaccante NON è da punire, NON è da distruggere... è qualcosa che risulta peculiare dell'Aikido, ad esempio!

Leve articolari e proiezioni (fra l'altro simili o analoghe a quelle dell'Aikido) vengono usate in numerose discipline marziali (Ju Jutsu, Kenpo, diversi stili di Kung Fu, Karate tradizionale, Krav Maga, MGA, MMA...): ciò che caratterizza il loro utilizzo in Aikido è l'averle rese strumento di CONNESSIONE con il CENTRO del nostro compagno.

Cos'è però il "centro"?

É quel punto in cui immaginiamo essere immagazzinata tutta l'energia vitale dell'individuo, non che il suo equilibrio fisico (il "baricentro", potremmo semplicisticamente dire).

"Compagno"? Ma non era un aggressore?
Un brutto ceffo prepotente che ci fa del male e dal quale dobbiamo prendere distanza e provvedimenti seri?

NO: in Aikido "l'altro" non è un nemico... è uno SPECCHIO, che ci permette di studiare chi siamo, di vedere le nostre zone d'ombra... e questo è un'altra delle caratteristiche peculiari dell'Aikido!

E se noi abbiamo uno specchio a disposizione per guardarci meglio ed in modo veritiero... che interesse abbiamo nel romperlo?!

In Aikido si utilizzano le armi: il bokken (spada di legno), il jo (bastone di legno) ed il tanken (coltello)... e allora?

Anche nello Iaido, nel Batto Do, nel Ken Jutsu, nel Kendo si utilizza una spada (di legno, d'acciaio, di bambù)... così come nel Jo Jutsu, nel Jodo e nel Kung Fu si utilizza no bastoni e armi dalle diverse caratteristiche.

Si, ma in Aikido le armi vengono impiegate per coordinare ed integrare i movimenti del corpo, che è come dire "della mente", giacché spirito, mente e corpo sono un tutt'uno che può essere reso armonico ed allineato.

La spada tradizionale veniva utilizzata per vincere, spesso uccidendo il proprio opponente... mentre in Aikido il Fondatore, Morihei Ueshiba, parlava di "katsujinken", cioè "la spada che dona la vita"... esattamente l'opposto di UCCIDERE, quindi!

Armonizzarsi con i fendenti o gli attacchi del nostro compagno riflette la capacità di farlo con la parte nascosta (e spesso in agguato) di noi stessi: il fine non è quindi vincere fuori... ma vincere se stessi, VINCERSI DENTRO!

In Aikido, come se non di più che in altri percorsi marziali, abbiamo particolar cura dell'etichetta e della disciplina, del vestiario che utilizziamo (keikogi e NON kimono!!!), del luogo riservato agli allenamenti (il tatami, il Dojo), dei Maestri (come il Fondatore) che ci hanno preceduto su questa via... per quale ragione?

Di sicuro NON solo per esclusivo amore dell'apparenza o della tradizione giapponese: porre la debita attenzione su questi fattori - infatti - crea le migliori condizioni fisiche, mentali e spirituali per agevolare il processo di trasformazione interiore... del quale sono specchio le nostre pratiche più fisiche ed evidenti.


Se si arriva quindi in un Dojo perché si vuole apprendere un'efficace tecnica di auto-difesa, si è - in qualche modo - nel luogo sbagliato per farlo o nel luogo giusto per cambiare idea su cosa potremmo guadagnarci a praticare Aikido!!!

Queste poche ma semplici considerazioni vanno fatte chiaramente emergere alle prime domande curiose degli aspiranti allievi o di coloro che sono all'inizio per proprio percorso e che quindi hanno tutto il diritto di non comprendere, di non sapere o di non capire.

La nostra società spesso non aiuto ad essere coerenti e profondi, ma ciò non è un male, né un bene... è un'opportunità per provare ad esserlo ed a fare - a nostra volta - il valore aggiunto che ci appare manchi al di fuori di noi stessi.
L'Aikido è uno strumento potente, dal sapore antico, ma da gusto e dall'utilità straordinariamente attuale ed efficace nel quotidiano di ciascuno di noi.

Essere confusi all'inizio è un diritto di chiunque, informare in modo efficace è invece una responsabilità di chi pratica, e sopratutto di chi insegna.

L'Aikido non è una disciplina né migliore, né peggiore di molte altre simili: è molto importante però avere chiaro cosa lo caratterizza, così da non fare errori grossolani con lo strumento che tentiamo distrattamente di maneggiare...

Poi c'è l'ESEMPIO... che silenziosamente spesso risulta più esauriente di mille parole!






lunedì 27 marzo 2017

Stanley Pranin: il cronista dell'Aiki

Stanley Pranin, il famoso ricercatore ed editore nel campo dell'Aikido, ci ha lasciato lo scorso 7 marzo 2017, a causa di un cancro allo stomaco.

A questa importantissima figura vogliamo dedicare un tributo nel Post odierno.

Moltissimi Aikikoka ed Insegnanti di Aikido hanno per anni ricevuto quotidianamente l'e-mail di Aikido Journal, la testata giornalistica interamente dedicata all'Aikido, fondata nel lontano 1974 proprio da lui.

La maggioranza di siti internet al mondo inerenti l'Aikido rimandano nei link ad Aikido Journal come luogo di approfondimento delle tematiche legate all'Aikido: tutta la nostra comunità deve molto a questa testata, a Stanley Pranin!

Stan fu un ricercatore molto attivo per parecchie decadi ed ha pubblicato negli anni numerosi testi ed uno svariato numero di interviste ai maggiori esponenti dell'Aikido mondiale, spesso allievi diretti del Fondatore: i suoi studi non sono stati esclusivamente incentrati sul comprendere meglio quest'ultima figura - sia sotto il profilo storico che personale - ma si sono diretti nel gettare maggiore luce possibile sulle origini dell'Aikido, spesso quindi puntando i riflettori sul Daito-ryu Aikijujutsu.

Stanley Pranin visse numerosi anni in Giappone, sin dal 1977, studiando sotto la direzione di Morihiro Saito in Iwama.
Dal 1978 al 1996 intervistò Kisshomaru Ueshiba per le pubblicazioni e gli studi inertia il padre circa una decina di volte.

Dal 1985 al 1989 accompagnò fedelmente Morihiro Saito Sensei nei seminari esteri, in qualità di interprete, principalmente nel gli USA ed in Europa.
La sua collaborazione con Morihiro Saito lo portò alla pubblicazione di numerosi e famosissimi testi e video che ora arricchiscono le biblioteche e videoteche essenziali di molti di noi.

Pranin intervistò diverse volte Noriaki (Yoichiro) Inoue, nipote di Morihei Ueshiba e pioniere dell'Aiki Budo a Tokyo dei primi tempi, dal 1987 al '88.

Durante i suoi vent'anni di permanenza e studio in Giappone, Pranin condusse oltre 200 interviste a tutti i personaggi che hanno segnato la storia dell'Aikido mondiale.

Gli archivi audio di Aikido Journal dispongono di oltre 700 ore di interviste registrate, molte delle quali sono state pubblicate in Aiki News ed Aikido Journal.

La collezione fotografica di Aikido Journal include più di 100,000 immagini, incluse diverse centinaia di Morihei Ueshiba.

La sua opera quindi è stata vastissima e la sua ricaduta è enorme in termini di ricchezze storiche messe a disposizione della collettività!

Stan era una persona semplice, che fra l'altro si esprimeva in un ottimo italiano, con la quale abbiamo avuto modo di dialogare direttamente via Web più volte, in occasione di alcuni articoli di Aikime che sono stati scelti, tradotti e pubblicati su Aikido Journal... sia quando eravamo noi a tradurre in italiano alcuni articoli pubblicati da lui.

Non vi nascondiamo che ci sono state anche posizioni contrastanti fra la nostra Redazione e le decisioni prese da Aikido Journal, in termini di tematiche trattate e diritti di divulgazione di alcuni documenti storici... ma questo non ha mai fatto venire meno un dialogo ed un confronto sereno e costruttivo fra noi e Stan stesso.

Persone come lui hanno permesso la condivisione e la divulgazione di importantissimi contributi storici, in grado di farci capire meglio l'Aikido, le sue origini e coloro che lo hanno reso famoso su tutto il pianeta.



Il suo contributo quotidiano prezioso ci mancherà non poco, e forse solo ora che questo grande uomo è scomparso, il mondo riuscirà per mancanza a comprendere l'importanza del suo grande contributo.

Grazie di tutto Stan Sensei... grazie per aver messo la storia dell'Aikido a disposizione di noi tutti, il mondo dell'Aikido è più grande ed importante anche grazie a tutta la cura che hai avuto nei suoi confronti questi anni di prezioso lavoro!


lunedì 20 marzo 2017

Quando manca l'Aikido

L'Aikido manca... quando non lo "metti in pratica".

L'Aikido manca quando è praticato SOLO su un tatami.

L'Aikido che manca è la strada che non percorri perché ti sembra troppo difficile e irta di sacrifici.

L'Aikido che manca è quella parte di te che odi e che specchi più volentieri nel prossimo.

L'Aikido che manca è ciò che vorresti avere in termini di gradi e riconoscimenti, e che speri vada a colmare la tua pochezza interiore.

L'Aikido manca in quella convinzione che un giorno si sarà perfetti, senza comprendere che lo si è già, che lo si è sempre stati... nella propria imperfezione.

L'Aikido che manca è quel Maestro che proverai ad imitare piuttosto di assumerti la responsabilità di essere il maestro di te stesso, ogni giorno, in ogni istante.

L'Aikido manca nel credere che quel vecchietto giapponese dello scorso secolo abbia fatto tutto ciò che c'era da fare... e che l'unica cosa che possiamo fare di buono e provare a scimmiottare i suoi movimenti.

L'Aikido che manca è quello che non ti rimane addosso quando ti togli hakama e keikogi.

L'Aikido che manca è quello che non viene con te quando esci dal Dojo.

L'Aikido che manca è quell'occasione di andare oltre ciò che utilizzi per definirti, per restare comodamente assopito in ciò che credi di essere.

L'Aikido manca quando è fatto "per controllare l'avversario".

L'Aikido manca quando cerca di "utilizzare la forza dell'avversario contro quest'ultimo".

L'Aikido manca quando si impara a "difendersi" ed a "reagire".

L'Aikido manca quando il sistema gerarchico e quello del buon senso divergono.

L'Aikido manca quando passa per una disciplina esclusivamente sportiva.

L'Aikido che manca è quando tutto va per il meglio e l'ego trova in ciò una buona scusa per gonfiarsi in modo tronfio e ottuso.

L'Aikido manca quando fai di tutto per far sapere agli altri che fai Aikido, perché altrimenti nessuno se ne accorgerebbe.

L'Aikido manca quando insegni perché non hai più voglia di imparare.

L'Aikido manca quando non ti assumi la responsabilità di condividere ciò che sai, e ciò che SEI.

L'Aikido che manca si avverte, anche se non abbiamo parole in grado di esprimere la nostra sensazione.

L'Aikido manca quando è insegnato solo per soldi (10 casi su 1000) o solo per un hobby falsamente altruistico (997 casi su 1000).

L'Aikido manca quando si imbibisce di competizione nascosta e manipolatoria.

L'Aikido che manca non è SOLO un problema degli altri praticanti.

L'Aikido manca creando una sensazione dolorosa e di incompiutezza: un punto singolare di mancanza di armonia, che solo un distratto potrebbe ignorare.

L'Aikido manca quando non ricalchiamo i principi della natura.

L'Aikido manca quando è solo marziale o è solo relazionale.

L'Aikido manca quando si impara la scorza esterna di un movimento, senza chiedersi troppi perché, né ricercando le ragioni profonde che lo hanno generato.


L'Aikido manca quando ci si chiede troppi perché... pur di non agire e sperimentare sul campo l'eventuale frustrazione di non avere ancora delle risposte soddisfacenti a chetarli.

L'Aikido manca, ma qualche volta è presente... e questi momenti sono sufficienti a renderci appagati di aver sopportato la sua assenza.

L'Aikido manca sia quando è troppo formale e che quando lo è troppo poco.

L'Aikido manca quando tori "impone armonia" su uke.

L'Aikido manca quando per farlo utilizzi più energia muscolare di quanta sarebbe necessaria, o anche troppo poca, ovviamente.

L'Aikido manca quando con la scusa della sua presenza non si rispetta chi lo pratica.

L'Aikido manca quando si pretende che ci sia.

L'Aikido che manca è quello che si pratica solo per se stessi o solo per gli altri.

L'Aikido c'è quando abbiamo accettato serenamente l'idea che manchi, quando non abbiamo aspettative, ma siamo presenti con tutto noi stessi perché crediamo che sia comunque la cosa migliore  da fare.

L'Aikido che manca è ciò che ci fa impegnare per sopperire a questa sentita mancanza.