lunedì 4 dicembre 2017

Aikido enbukai: dimostra chi sei e chi vuoi diventare


Ci è stato chiesto di approfondire meglio l'argomento "enbukai", ovvero... le dimostrazioni di Aikido: ecco che - con i nostri tempi - cerchiamo di non deludere i nostri lettori più affezionati!

Si usa tradizionalmente fare delle dimostrazioni di Aikido, le faceva pure il Fondatore... ma esse a cosa dovrebbero servire?

Quale il modo migliore di condurle?

Quale l'ottica migliore per gustarsele dal punto di vista del pubblico?

Sono interrogativi ampli e molto diversi fra loro, quindi vediamo di andare con ordine.

Siccome l'Aikido è un lavoro su se stessi e l'agonismo è stato VOLUTAMENTE accantonato (parliamo di quello verso il prossimo, ciascuno gareggia infatti sempre e solo con se stesso), una dimostrazione di Aikido non dovrebbe forse essere caratterizzata dalla sola volontà di far vedere agli altri quanto siamo bravi!

Si tratta forse più che altro di farlo eventualmente vedere a noi stessi (sempre se ciò avesse un senso), ma potrebbe comunque essere utile - di tanto in tanto - esibire l'Aikido per farlo conoscere, per consentirgli di esprimersi, anche nella società in cui viviamo.

Ciò è sensato se pensiamo ovviamente che l'Aikido abbi ancora qualcosa di attuale da comunicare... Per noi ce l'ha, quindi è lecito chiedersi quale sia il modo più efficace di farlo.

Il pubblico generico che assiste ad una dimostrazione (di qualsiasi altra arte marziale) NON è costituito da "addetti ai lavori", quindi non ha molta possibilità di giudicare la qualità tecnica di ciò che vede.

Guarda e basta, filtrando con i propri occhi il messaggio che gli viene rappresentato dinnanzi.

Ergo, se c'è gente che salta altro 3 metri... penserà che l'Aikido sviluppi particolari doti circensi, se c'è gente che fa urli strani, digrigna i denti, ed ha espressioni di dolore sul volto... penserà che l'Aikido abbia una straordinaria valenza marziale/combattiva/militare...

Se la gente vestita in gonnellone casca appena viene sfiorata, lo spettatore sarà propenso a pensare che qualche strano fluido energetico sia scaturito dalle mani del Sensei Guru di turno, e così via.

Già questo potrebbe farci fermare a riflettere su quale messaggio ci interessa veicolare attraverso quello che facciamo: non sosteniamo che un messaggio sia più "giusto" di un altro, ma solo che dobbiamo stare attenti a non offrire un'immagine che va in direzione opposta a quelli che abbiamo riconosciuto essere i nostro scopi.

Chi punta molto sull'aspetto "difesa personale" - ad esempio - si trova ad essere assimilata dai vari spettatori ignari a qualsiasi corso di MMA, di BJJ o di Krav Maga: dal NOSTRO punto di vista, ciò potrebbe risultare un po' svaluti tivo, poiché permette di focalizzare l'attenzione su una caratteristica dell'Aikido che gli è peculiare, ma - al contempo - non è esclusiva della disciplina.

Esiste quindi qualcosa di unico in essa che è interessante fare percepire all'esterno di nostri consueti circuiti, e che possa caratterizzare la nostra pratica in modo più "efficace"?

Secondo NOI, si... quindi nelle nostre enbukai il kime di esecuzione può essere un elemento presente, ma non può, né deve essere l'unico...

Altro punto: le dimostrazioni di Aikido servono a fare iscritti per il proprio Dojo?

La nostra esperienza ci porterebbe a dire NO, poiché storicamente non abbiamo avuto grossi riscontri a seguito di una enbu, ma magari sbagliamo noi la ricetta... va a sapere?!

Quello che ci pare di comprendere, dopo circa una quindicina di anni di questo genere di esperienze, è che l'enbukai serve SOPRATTUTTO e PRIMA DI TUTTO al gruppo che la esegue.






Ciascun praticante ha un'Aikido da esibire, forse anche 5 lezioni che calca il tatami: i suoi movimenti saranno poco definiti, magari goffi ed incerti... ma starà provando a dare il meglio di sé, mentre è vestito strano ed ha molti occhi puntati addosso!

Se da fuori si vede solo gente brava (anche se non è univoco il giudizio su cosa significhi essere " gente brava" e - soprattutto - a fare che cosa), è facile che si crei uno divisione fra spettatore e praticanti, poiché sarà facile pensare: "io quelle robe li non riuscirò a farle mai!!!"...

Se invece un po' tutti i livelli vengono esibiti ed onorati, da fuori sarà più facile scorgere una sorta di "scala" di capacità... che mostra una strada progressiva di apprendimento e consapevolezza: si vede cioè un "gruppo in viaggio" verso una destinazione comune, che è appunto quella di migliorarsi attraverso l'esperienza.

Ma dicevamo: la dimostrazione serve forse più a chi la fa che a chi la osserva da fuori...

Un tempo, per preparare una dimostrazione impiegavamo settimane: c'era una scaletta preparata dal Maestro, ciascuno aveva "una sua parte" preordinata e le serate al Dojo precedenti la data dell'esibizione eravamo tutti intenti a provare e riprovare la "nostra" parte, poiché la percepivamo come un tassello importante del risultato finale della dimostrazione stessa.

Si entra tutti dalla stessa parte, si fa il saluto insieme... un po' di "coreografia" insomma per dare quell'idea di marzialità, etichetta, rigore e disciplina.

Ora per fare qualcosa di analogo, impieghiamo circa 4 minuti: spesso il Sensei NON ci dice cosa farà, quanto durerà la nostra esibizione... e non deciderà "chi fa che cosa", ma a ciascun partecipante verrà richiesto di mostrare ciò che lo appassiona dell'Aikido. Il Maestro di solito si gira di fare lo stesso per se stesso.

L'enbukai così diventa un mezzo per mettere un punto fermo sul nostro studio in condizioni di stress: il giudizio altrui ed in un luogo diverso da quello dove solito ambientiamo la pratica.

Stiamo puntando attualmente cioè più a darci il permesso di provare in pubblico delle emozioni, positive o negative che risultino... cercando di essere genuini (spesso genuinamente più impreparati che preprati, a dire il vero!) per "dimostrare" che è possibile farlo e non risulta una cosa da "nascondere" al prossimo.

Cosa ne penseranno eventuali spettatori?
Non ce lo chiediamo più di tanto... penseranno forse qualcosa di più o meno correlato a ciò che avranno visto: visi sorridenti, gioia, passione... o magari anche qualcosa che contrasta con tutto ciò.

O' Sensei diceva (doka 66):

"Quando un guerriero
trova la confusione
ogni cosa può
fare l’insegnamento
divenire più chiaro".

Quando siamo cioè messi alle strette nei confronti di noi stessi (ed un luogo nel quale è possibile essere esposti al giudizio di chiunque corrisponde a queste caratteristiche!), abbiamo l'occasione di renderci veramente conto dello "stato dell'arte".

Appariranno dubbi, ansie, sudori freddi, tremori e lingue impastate: staremo crescendo, insomma!

Esibire il coraggio di mettersi in discussione è un gran bell'esempio di Aikido, anche quando l'ikkyo non è ancora una meraviglia...

E voi, cosa ne pensate?
Qual è il modo migliore per celebrare in pubblico la vostra grande passione per l'Aikido?

Fatecelo sapere, insieme si cresce meglio e più veloce...




lunedì 27 novembre 2017

Hikikomori dell'Aikido, ovvero come farsela addosso e crogiolarsi nel tepore


Hikikomori [引き籠もり] è quel termine giapponese - che letteralmente significa "stare in disparte", "isolarsi" - sempre più spesso utilizzato per riferirsi a coloro che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale, spesso cercando livelli estremi di isolamento e confinamento.

Tali scelte sono causate da fattori personali e sociali di varia natura... e tra questi la particolarità del contesto familiare in Giappone, caratterizzato spesso dalla carenza/mancanza di una figura paterna presente e da un'eccessiva protettività materna, e la grande pressione della società giapponese verso autorealizzazione e successo personale, alla quale l'individuo viene sottoposto fin dall'adolescenza.

Il termine hikikomori si riferisce sia al fenomeno sociale in generale, sia a coloro che appartengono a questo gruppo sociale.

Parliamo di un disturbo che viene considerato una vera e propria "malattia", il cui percorso terapeutico - che può durare da pochi mesi a diversi anni - consiste nel trattare la condizione come un disturbo mentale oppure come problema di socializzazione, stabilendo un contatto con i soggetti colpiti e cercando di migliorarne la capacità di interagire.

Il fenomeno, già presente in Giappone dalla seconda metà degli anni ottanta, ha incominciato purtroppo a diffondersi negli anni duemila anche negli Stati Uniti e in Europa.

Con i debito rapporti di scala, ci chiediamo se o quanti "hikikomori dell'Aikidoci siano nella nostra Società, ovvero se ci siano persone che hanno smesso di praticare in modo ordinario, per ritirarsi in qualche anfratto (fisico e/o mentale), dal quale guardare il mondo che intanto ha deciso di continuare a vivere...

SI, ci sono!!!

E infatti ce lo chiediamo perché più volte abbiamo visto abbondare sul Web fiumi di critiche e polemiche sull'Aikido, dibattiti tutto tranne che rispettosi rispetto ai vari aspetti di questa stupenda disciplina... e, di solito, essi sono portati avanti da pregevolissimi NESSUNO... ovvero persone che non si incontrano mai sui tatami a praticare.

É come se ci fosse una sorta di tendenza di alcuni praticanti a chiudersi dietro alla propria presunta esperienza per evitare di farne di ulteriore: strano per qualcuno che dovrebbe aver di buon grado accettato di mettersi in discussione quando possibile, vero?!

La contrapposizione tra sentimenti autentici - definiti "hon ne" [本音] - ovvero i desideri profondi di una persona ("hon" è lo stesso kanji di "kihon"!), i quali possono essere contrari al ruolo sociale o alle aspettative della società o della famiglia in base alla propria posizione e alle circostanze, spesso tenuti nascosti a tutti, tranne ai propri amici più intimi) e sentimenti di facciata - detti "tatemae" [建前] -, cioè le opinioni che una persona mostra in pubblico ("mae" è lo stesso kanji di "mae ukemi"!), ciò che la società si aspetta o che è richiesto in base alla propria posizione e alle circostanze) riveste un ruolo di importanza capitale nella cultura giapponese.

Al contrario - nel nostro caso - i sentimenti autentici, che NON riescono ad essere vissuti su un tatami (nel quale il tatemae ha spesso il sopravvento, per via della gerarchia o del timore di critica e giudizio altrui) vengono liberamente sfogati dietro una tastiera, ma quando si è sempre al sicuro, nell'intimo della propria casa.

Saper combattere però è qualcosa che richiede altre caratteristiche, per esempio il coraggio di esporsi, e forse anche quello di perdere e fallire.

L'hikikomori dell'Aikido però non intende correre questo rischio, quindi fa il Samurai da tastiera... esprime giudizi sommari sul protagonista di un video da un minuto e mezzo, sui suoi uke... addirittura su una fotografia... come se fosse li presente, insinuando la quasi sempre inadeguatezza del Sensei di turno, dei suoi allievi, della sua Scuola (differente della propria, l'hikikomori dell'Aikido non pratica molto... ma quando lo fa, lo fa nei luoghi a sua detta migliori!).


Se lo inviti ad un seminario, l'hikikomori dell'Aikido qual giorno HA DA FARE - lui ha sempre da fare altro, quando si potrebbe FARE Aikido! -, difficilmente quindi esce dal suo Dojo, dal suo gruppo, dalla sua scuola o dalla sua didattica... troppo forte l'imbarazzo verso ciò che non conosce e che quindi critica... al fine di mantenerne una certa distanza.

Non sappiamo se esistano già psicoterapeuti in grado di prendersi cura di questa pericolosa e devastante devianza Aikidoistica, ma ci auguriamo il meglio per questi "segregati in se stessi"...

Quali caratteristiche ha un Aikidoka sano, allora?

Non è facile determinarlo con esaustivi, però sicura è una certa propensione a mettersi in discussione ed analizzare quelli che egli percepisce essere i propri attuali limiti: essere hikikomori è l'opposto, ovvero è la tendenza a stare SOLO entro i propri limiti... e con essi osservare il mondo, credendolo pervaso dei difetti che invece sono propri dell'occhio di chi lo scruta dalla propria prigione (fisica/mentale).

L'Aikido NON ha forme di gara (ora c'è chi sarebbe pure intenzionato ad introdurre quelle, nonostante l'esperimento sia già più che ampiamente fallito 30 anni fa, ma parleremo altrove di ciò...), ma uno degli aspetti positivi di tornei, gare e punteggi... è la formazione di una competitività SANA nei confronti di se stessi, nella quale il vincere è sinonimo di avere avuto il coraggio prima di battersi e di dare il meglio di sé, anche quando il risultato è del tutto incerto.

Beh, una delle caratteristiche peculiari dell'Aikido (l'assenza di competizione, appunto) potrebbe diventare un suo limite intrinseco, se poi sprona ad abbracciare una competitività ed una continua necessità di confronto FALSATO con il mondo: un "mach" nel quale ciascun combattente elimina l'avversario con un "click", togliendogli l'amicizia da Facebook, bannandolo da un blog o da un forum, criticando sempre e comunque l'operato altrui senza avere un minimo di considerazione di quanto lo faccia per non avvertire la pochezza del proprio di lavoro!

Allora l'Aikido necessita sul serio di gare?

Noi crediamo di no: è sufficiente utilizzare al meglio ciò che già esiste, avendo però l'ardire di farlo fino in fondo.

Cosa comporta questo?

Prendere la propria valigia ed avere la curiosità di girare la propria città, la propria regione, l'Italia, l'Europa, così come il mondo intero... se è necessario, per essere meno hikikomori possibile ed andare a formarsi una prospettiva AMPIA di esperienze dalla quale giudicare PERLOPIÙ il PROPRIO operato (e non solo primariamente quello altrui)...

... incontrare praticanti di ogni estrazione, livello e Scuola, sottoporsi ad allenamenti guidati da Insegnanti accreditati di differenti estrazioni Aikidoistiche e che utilizzano differenti didattiche: dopo un po'... dopo un bel po' che lo facciamo, sarà naturale addivenire ad una NOSTRA idea preferenziale di Aikido, ma frutto di un'ESPERIENZA DIRETTA non di una "Aiki-pippa" mentale qualsiasi.

Uscite dalle vostre stanze di gioco, da quei luoghi in cui è facile osservare Morihiro, Kisshomaru, Koichi e Christian dicendosi: "quelle porcate le so fare pure io!"... la fuori c'è un mondo, nel quale sentire la propria inadeguatezza è il propellente migliore per colmarla sul serio!

Se fai Aikido sul serio, non hikikoMUORI...





lunedì 20 novembre 2017

Aikido FIJLKAM e programma tecnico unificato: di cosa si tratta?

Come molti di voi sapranno, dallo scorso aprile sono stato nominato al non banale compito di Presidente della Commissione Tecnica Federale: da quel momento, insieme ai Maestri Giovanni Desiderio (Salerno) e Giancarlo Giuriati (Treviso) ho iniziato a lavorare sodo su quegli aspetti che potessero da subito migliorare il Settore Aikido FIJLKAM.

Per chi non lo sapesse, la Federazione è suddivisa in "Settori" e l'Aikido fa parte del Settore "Arti Marziali", insieme al Ju Jitsu, al Sumo, alla Capoeira, al Grappling, al Pancrazio Athlima ed al S'istrumpa: ciascun settore federale deve sottostare al medesimo Regolamento Organico Federale... quindi, sotto questo punto di vista, sia le discipline maggiori (Judo, Karate, Lotta) che quelle minori (come la nostra) vengono ad assumere lo stesso costrutto organico.

Alcuni vivono ciò come qualcosa di molto svalutativo per la nostra disciplina (poiché non facciamo Sport Olimpici, perché 4 livelli di qualifica per i Docenti possono risultare eccessive, etc, etc..) ma non sono di quest'idea, e credo anzi, che un po' di inquadramento all'interno di regole chiare non possa che giovare ad un ambito (come il nostro) che è stato lasciato per decadi nelle mani di Maestri dall'ego ipertrofico e che hanno distribuito favori, gradi e benemerenze secondo la loro personalissima convenienza.

Credo che un po' di meritocrazia nell'Aikido non possa fare che bene - se utilizzata con criterio - e che quindi le persone che spendono più impegno e passione per questa stupenda disciplina non debbano essere ostacolate nell'emergere.

Da quando però la nuova Commissione Tecnica Nazionale è stata nominata, i miei colleghi ed io ci siamo resi conto subito (ci era chiaro pure qualche minuto prima!!!) che il Settore Aikido Federale non potesse operare al meglio, con gli strumenti di cui disponeva: uno degli scogli più grandi risultava - ad esempio - essere il programma tecnico federale di riferimento...

... che era (ed è ancora attualmente) basato sul bagaglio tecnico Iwama Ryu e la didattica del Maestro Morihiro Saito.

Nulla di sbagliato sotto il punto di vista dei contenuti specifici da studiare: Morihiro Saito fu uno dei senpai dell'Aikikai di Tokyo, 9º Dan... e senpai della maggioranza degli insegnanti di alto rango presenti sul globo (senpai di Tada Shihan, per esempio!)... non è che quindi la sua didattica fosse e sia ancora oggi qualcosa di superato, tutt'altro anzi!

Nulla di più comodo per me, a livello personale, che nell'Iwama Ryu ci sono nato ed è stato il mio piatto unico della pratica per almeno 12 o 13 anni: conoscevo già il metodo, la didattica, la nomenclatura tecnica quando sono approdato in Federazione, quindi per me è stato un simpatico "sentirmi a casa"!

Il problema però nasce dal fatto che la Federazione, come ambito istituzionale, si occupa del patrocinio di un movimento, di una disciplina (come l'Aikido) ben AL DI LA' di una sua visione o Scuola specifica, ed è necessario ammettere che la maggioranza dell'Aikido NON è connotato da una visione legata ad Iwama, per mere questioni storiche.

La Federazione si trovava quindi con un programma più che valido, di ostica interpretazione però da tutti coloro che per numerosi anni avessero utilizzato altri stili ed altre didattiche legate all'Aikido: impossibile e non opportuno chiedere a tutti costoro di "ripartire da capo" per allinearsi alla proposta tecnica federale.

I Maestri d'Aikido dovrebbero essere parecchio abili ed abituati a mettersi in discussione sotto tutti i punti di vista, è però comprensibile come alcuni di essi abbiano qualche remora a cambiare la propria prospettiva in modo sostanziale, perché questo richiede umiltà (che purtroppo non sempre è presente), ma anche perché ciò coinvolge direttamente dinamiche relative ai propri allievi.

In che modo andare al Dojo a dire che per sostenere esami sarà indispensabile "sottoporsi" ad una lista di tecniche dalla nomenclatura poco nota e, soprattuto, mai utilizzata in precedenza... solo perché si entra a far parte del circuito Federale?

Ovvio che la propria identità Aikidoistica deve poter essere mantenuta, anche quella tecnica e didattica quindi.

Per autentica premura di poter potenzialmente includere qualsiasi prospettiva arricchente legata alla pratica della nostra disciplina, abbiamo deciso di mettere le mani sul programma tecnico nazionale, per renderlo qualcosa di nuovo - sicuramente di inedito - e più conforme al suo compito di linea guida comune.

Cosa è cambiato in sostanza?

Semplice: anziché rifarsi ad un elenco di tecniche (come solitamente i programmi di ogni Scuola fa), la Federazione si rifarà ad un elenco di principi, che sono universalmente utilizzati in ciascuna espressione e forma che l'Aikido può assumere.

Per questo discorso vi rimandiamo direttamente a quanto scritto già su questo Blog un paio di settimane fa a proposito di tecnica, principi e prospettive... a questo LINK

All'esame non si verrà più giudicati per ikkyo omote o per sankyo ura... ma per una serie a scelta di katame waza (il principio è "tecniche di immobilizzazione"); anziché esibire morote dori koshinage atama wo irenai (che un non Iwamista non sa manco cosa sia)... verrà richiesto di esibire una serie di nage waza (il principio è "tecniche di proiezione"), fra le quali ciascun candidato potrà eventualmente inserire anche i modi di fare koshi nage propri della sua Scuola di provenienza.

Verranno valutate qualità della pratica come:

connessione con il partner - "ki no musubi" [気の結び];

✓ armonizzazione con il partner - "awase" [合わせ];

✓ non eccessivo o immotivato utilizzo della forza muscolare - "jutai" [柔体];

✓ integrazione e centratura del proprio movimento;

✓ postura ed equilibrio corporeo - "shisei" [姿勢];

✓ lo sbilanciamento del partner "kuzushi" [崩し];

✓ evasione dalla linea d’attacco;

✓ timing appropriato  "go no sen" [後の先], "sen no sen" [先の先];

✓ cedevolezza "yawara no sen" [柔の先];

✓ chiarezza e stabilità di base "kihon" [基本];

✓ fluidità "ki no nagare" [気の流れ];

✓ capacità di assorbire il movimento - "ukeru" [受ける];

✓ capacità di prendere la decisione/l’iniziativa "toru" [取る];

✓ principi di esecuzione tecnica "omote" [表] e  "ura" [裏]... "soto" [外] e "uchi" [内], oppure ancora "irimi" [入身] e "hirai" [開い];

✓ stato mentale appropriato - “fudōshin” [不動心], “zanshin” [残心], “mushin” [無心], “shoshin” [初心]
✓ qualità dell'intenzione - “kimochi” [気持ち].

Verrà data estrema importanza al "principio di integrità", ovvero quello secondo il quale qualsiasi manifestazione tecnica marziale deve tenere in estrema e prioritaria considerazione l'incolumità fisica e psicologica del proprio compagno... tanto da mettere in secondo piano la pulizia dell'esecuzione tecnica se essa dovesse potenzialmente compromettere uke.

Questo è ciò che principalmente caratterizza l'Aikido da qualsiasi altra forma di Budo tradizionale (in cui non è richiesto certo di ledere il proprio partner, ma se ciò avvenisse fortunatamente verrebbe considerato un "incidente di pratica").

Esistono tutta una serie di elementi che invece l’Aikido ha ereditato dalla tradizione marziale giapponese che meritano di continuare ad essere celebrati più che mai ai nostri giorni: essi sono parte integrante dell’etichetta di pratica; i termini tecnici giapponesi per riferirci ad essa sono “reishiki” [礼式] - forma stabilita o cerimonia regolamentare - o “reiki” [例規] - regola stabilita o statuto -.

La conoscenza dell’etichetta di pratica da parte di un praticante permette di valutare quanto sia profonda e sentita la disciplina per la quale egli si sottopone ad un esame.

Arrivare quindi tardi ad un seminar/esame, arrivarci con orologio, catenazzi ed orecchini che ci facciano sembrare un albero di Natale addobbato saranno indicatori più che adeguati a comprendere quanto sia radicata la conoscenza delle regole di base per calzare un tatami!

Il nuovo programma tecnico federale, presentato con successo allo scorso Seminar nazionale di Ostia dello scorso 21 e 22 ottobre, è già stato pubblicato sulla pagina ufficiale di Facebook del Settore Aikido FIJLKAM...

sarà presto reso disponibile sul sito federale e comunque è scaricabile al seguente LINK.

Esso entrerà in vigore il 1º gennaio del 2018, affiancandosi tuttavia però fino al 2020 al programma tecnico uscente, così da dare modo a ciascun candidato agli esami di scegliere ancora su quale programma preparasi.

Il nuovo programma tecnico quindi NON sarà un'imposizione, ma una proposta ed un'opportunità, che magari subirà anche qualche modifica via via che ne scorgeremo eventuali limiti o difetti...

É stato previsto che ci siano addirittura parti dell'esame in cui il candidato può richiedere una sorta di "credito tecnico" ovvero l'opportunità di sostituire la richiesta della Commissione esaminatrice con un'esercizio peculiare della Scuola dalla quale egli proviene.

Questa possibilità si è resa necessaria dal momento che non tutte le Scuole attualmente presenti in Federazione danno identica importanza ai diversi aspetti tecnici: c'è chi pratica meno buki waza, che chi non fa koshi nage, chi non pratica suwari waza, etc.

L'idea è stata quella di INCLUDERE e di dare ad ognuno la possibilità di ESPRIMERE il proprio Aikido, personalizzando quindi anche di più l'esame, come prova di maturità e di responsabilizzazione che ciascun praticante fa nei confronti di se stesso.

Non è più tempo, in Aikido, che l'esame venga percepito come un'occasione di "dire bene la poesia" che abbiamo imparato a memoria: deve piuttosto essere un momento in cui viene messo alla prova e viene anche celebrato il proprio impegno.

Quindi più flessibilità e più responsabilità allo tesso tempo.

Tengo io a precisare, così come i miei colleghi della Commissione Tecnica nazionale, che il nuovo programma tecnico NON sarà un'escamotage per accettare un po' tutto ed il contrario di tutto... anzi!

Forse sarà qualcosa di più difficile che quello storicamente in vigore, perché sarà meno specifico, ma più completo... reintroducendo pratiche come il jiyu waza ed il randori nelle quali si scorge in pochi secondi quanto è profonda la preparazione di un candidato.

Il movimento Aikidoistico è alle porte di un'importate prova di maturità collettiva, nella quale apprendere come rimanere unita nonostante, ma anche grazie alle proprie differenze interne... tuttavia l'equilibrio è l'equilibrio, e si vede se si ha un minimo di esperienza, così come quando le posture, le distanze ed il timing hanno un senso oppure no.

Tutti noi crediamo di avere abbattuto una barriera storica notevole, cosa che non potrà che aprire gli orizzonti della pratica comune... ed augurandoci che ciò venga apprezzato negli intenti da tutti coloro che ne faranno presto un utilizzo quotidiano nei proprio Dojo.

Per qualsiasi comunicazione o informazione, chiunque può raggiungerci all'indirizzo "aikidofijlkamnazionale@gmail.com"

Marco Rubatto
Presidente Commissione Tecnica Nazionale FIJLKAM



lunedì 13 novembre 2017

Aikido e bulimia: è possibile?

La bulimia è un disturbo serio del comportamento alimentare, che purtroppo interessa un crescente numero di persone.

È qualcosa di psicologicamente parecchio difficile da stanare e trattare con efficacia: polarmente opposta rispetto all'anoressia, il bulimico (cioè quello che letteralmente ha una "fame da bue") mangia in modo compulsivo, indipendentemente dal sensazione di sazietà o meno che prova.

Di solito, la terapia cognitivo-comportamentale è il trattamento primario per la bulimia... ovvero è necessario andare in analisi.

Esiste qualcosa di simile alla bulimia in Aikido?

ESISTE!!!

È un fenomeno non molto frequente, ma esiste: parliamo di alcuni fra coloro che non perdono occasione per praticare ed investire ogni loro tempo e risorse in Aikido...

Ed è una cosa buona, visto che la pratica non è mai abbastanza?

NO, non lo è... perché l'Aiki-bulimico fa tutto senza criterio, al solo scopo di "averne di più possibile"... e quindi senza rendersi conto che ciò non porta a nulla di buono per sé.

... mangia, mangia e non si cura se digerisce qualcosa oppure si intasa e basta!

Non solo non mancherà mai a lezione, ma al Dojo farà di tutto per essere "il migliore", quello più in vista, quello che sa tutto come una sorta di "primo della classe" o "vice maestrino"... l'impeccabile, insomma... ma solo per colmare un suo grande vuoto personale, più che per amore di ciò che pratica e di se stesso.

L'Aiki-bulimico avrà un Aikidocard (Budopass) pieno zeppo di stage registrati: ogni fine settimana sarà su un tatami diverso, si sottoporrà al allenamenti con i Maestri più disperati... girerà l'Italia (e l'estero) come un senza fissa dimora... per fare più stage possibile, quasi come se il numero di stage fosse qualcosa da collezionare e da vantare di fronte ai propri compagni ordinari di allenamento.

Andare agli stage, nuovamente, fa bene intendiamoci... ma non è qualcosa di quantitativo!

Se non c'è seria presenza ed intenzione consapevole, l'Aikido è una buona strada per perdersi in quella parte di se stessi nella quale è possibile naufragare, esattamente come qualsiasi altra disciplina.

Avete mai visto persone calcare sul tatami senza essere più capaci di fermarsi?

La differenza fra la saggezza, la costanza, la buona volontà... e l'esagerazione può essere così piccola?

Può essere... può essere...

In Aikido conta ciò che fai, se tu sei dentro ciò che fai... non se il tuo agire è diventato una droga, alla quale sei legato con un meccanismo ossessivo compulsivo!

Sicuro che più uno si allena, più maestri si incontrano sulla propria strada, maggiore è la possibilità che si ha di crescere... ma il concetto di [道] "DO" non prevede alcuna aspettativa sul risultato... 

... anzi indica la tendenza a percorrere una via per il solo GUSTO stesso di percorrerla, piuttosto che per potersi vantare (con se stessi e quindi con gli altri) di quanti chilometri abbiamo fatto.

Il traguardo è secondario alla capacità di godersi il percorso: sotto questo punto di vista, è anche quindi possibile praticare "poco e bene" ed vivere un'esperienza qualitativamente invidiabile.

Ma poi... chi se ne frega di essere invidiabili?!
Torniamo di nuovo allo stesso punto: cosa gli altri pensano di ciò che facciamo dovrebbe essere un problema altrui per un Aikidoka...

Il kaizen (ne abbiamo parlato QUI) avviene studiandosi di continuo, ma anche riconoscendo i propri limiti ed imparando a rispettarli.

Un bulimico dell'Aikido non ce la fa... quindi alla lunga si fa del male senza accorgersene e paga caro il suo azzardo, proprio perché esagera, ed il suo corpo, la sua mente ed il suo spirito lo costringeranno presto ad uno STOP forzato e rinsavente.

Esiste un tempo fisiologico per l'apprendimento e ciascuno ha il proprio: questo tempo non può essere forzato in alcun modo, ed il solo tentativo di accelerare le proprie conquiste più del consentito denota una certa immaturità della propria visione... 

L'Aiki-bulimico punta a passare esami uno dietro l'altro, vuole l'hakama quando è kyu, vuole altri dan quando ne possiede già una: nulla che la maggioranza di noi non abbia mai desiderato... ma è nella sproporzione di questo slancio la sua stessa "malattia": imparare tanto è veloce rischia di lasciare spesso le cose sulla superficie... come un post-it male appiccicato e quindi molto precario, mentre un Aikidoka dovrebbe essere più innamorato del raggiungimento di una qualche profondità.


Non dovrebbe "avere", ma "essere" una CINTURA NERA, and so on...

La bulimia in Aikido è spesso un pretesto per non guardare le cose in modo serio e maturo: da questo punto di vista, quindi è una fuga simile a desistere dal praticare sul serio...

L'Aikido può essere definito in molti modi, lo abbiamo letto più volte in queste pagine: quest'oggi ci piacerebbe pensare ad esso come "l'arte del compromesso"; nulla che rimandi ad aspetti rinunciatari, quanto all'intelligenza necessaria a trovare un percorso equilibrato da percorrere, senza farsi consumare da esso...

... e dover quindi per forza rinunciare a perseguire i propri traguardi desiderati.

Scendere dal tatami con ancora un po' di Aiki-appetito potrebbe essere una buona norma per ciascuno!