lunedì 16 ottobre 2017

Aikido orienteering 2: guida alla "lezione di prova"

Piccolo vademecum per tutti coloro che si stanno cimentando nel non sempre semplice compito di scegliere il corsi di Aikido più adatto a sé.

Leggendo queste pagine, spesso abbiamo cercato di mettere in luce il complesso mondo della pratica di questa disciplina, anche mettendo in guardia da numerose insidie che è possibile trovare sui vari tatami sparsi per il territorio.

Ma, come giustamente ci scriveva un nostro lettore qualche settimana fa, un estraneo a questo mondo NON è di certo tenuto a conoscere gli anfratti più nascosti della disciplina che intende praticare, prima ancora di essersi iscritto da qualche parte.

A suo favore quindi, ed a favore di chiunque stia attualmente valutando l'idea di un corso, ecco a voi un semplice ma efficace elenco di alcuni degli aspetti più importanti da tenere in conto in una altrettanto prima SEMPLICE, ma IMPORTANTISSIMA lezione di prova.

Entriamo allora per la prima volta in un Dojo...

- "Buona sera, sono XYZWGHJK... sono qui per la lezione di prova di Aikido..."
- "Prego, il tatami è da quella parte, la lezione sta per iniziare!"

Al vostro arrivo, badate bene se ci sono altre persone li per la pratica, che di norma dovrebbero giungere e cambiarsi almeno 5 minuti prima che la lezione inizi:

- C'è gente?
- Se si, quanti? 2 persone, 10 o 20?

Non che un corso sia per forza un luogo affollato per essere qualitativo: si lavora bene anche in pochi e poi ogni corso - anche i più evoluti - saranno sempre dovuti partire dai primi avanguardisti (e voi potreste essere fra quelli!), ma di solito il fatto che ci sia già un gruppo... la dice lunga sul carisma e l'esperienza del Maestro che lo tiene.

Ovvio che più ci sarà la sensazione di entrare in un corso strutturato, più altre persone avranno giudicato buono o perlomeno accettabile quel percorso prima di voi. Questa può già essere una buona indicazione di essere finiti in un luogo adatto.

Quando arrivate a bordo del tatami, qualcuno vi accoglie e vi da le prime indicazioni su come si lasciano le ciabatte (zoori) a bordo dell'area di allenamento, come si fa il saluto (come ci si lega la cintura, se dovesse già indossare un keikogi): se si... questa persona chi è?

- è il Maestro direttamente?
- è qualcuno dei "senpai" (allievi più anziani nella pratica)?
- ciascuno dei presenti si fa i fatti suoi e voi state in imbarazzo in un angolo, mentre gli altri che si conoscono parlano fra loro?

Questo aspetto la dice lunga sulla capacità di "accoglienza" che quel Maestro è capace di insegnare, di una disciplina che fa dell'accoglienza una delle sue colonne portanti.

Una accoglienza assente, superficiale, solo formale e fredda ci farà capire che si dice di praticare ciò che non si è ancora compreso sin dal vertice della responsabilità, ovvero dal Maestro.
Fate attenzione quindi: una buona accoglienza NON è sinonimo che tutto vada bene, ma è un indicatore importante che le cose possano essere quelle che cerchiamo.

Ora la lezione parte: a seconda degli stili viene tenuta utilizzando più o meno termini tecnici (spesso giapponesi)... La domanda è: quanto essi costituiranno una barriera linguistica importante nell'esperienza che andrete a fare?

Se alla fine della serata avrete la sensazione di non averci capito un tubo (spesso accade!) perché "quelli parlavano tutti strano ed il Maestro dava comandi incomprensibili!"... anche questo sarà segno di una lacunosa capacità di accoglienza e della tendenza a formare una "setta" di coloro che "certe cose le sanno" e che si devono distinguere da quelli "che non fanno parte del giro".

Qualche termine tecnico nuovo è forse indispensabile sentirlo, ma essi non dovrebbero costituire un muro insormontabile nella comprensione e digestione dell'esperienza di prova alla quale vi siete sottoposti.

La ginnastica di riscaldamento adesso.

In Aikido, l'Aikitaiso (questo è il nome di questa ginnastica) serve per aprire il corpo e prepararlo alla pratica, quindi ogni articolazione e muscolo viene vivificato e messo in condizione di funzionare al massimo delle sue potenzialità... ma la "ginnastica" in Aikido NON serve specificamente per tonificare, per potenziare o per dimagrire... anche perché ci si prova a svincolare dalla propria prestanza fisica nella pratica, non a divenirne dipendenti!

Una lezione nella quale la metà del tempo venisse dedicato a esercizi da Marines americani, con percorsi di guerra, sangue, lacrime e sudore... è fantastica per il Boot Camp, ma inutile sotto il punto di vista dell'Aikido: una ginnastica preparatoria adeguata vi riscalderà, vi porterà a percepire alcuni limiti fisiologici, ma starà sempre attenta a non superarli. Fate quindi attenzione alla cura che viene messa in questa prima fase dell'allenamento.

Se trovate un corso che NON fa per nulla ginnastica di riscaldamento, imparate a diffidare. 

Un tempo era così: l'Aikitaiso era (in alcuni luoghi ancora è) demandata ai singoli, che arrivano e si scaldano da soli, facendo gli esercizi più opportuni. Un tempo poi i lavori quotidiani erano più fisici, quindi aveva meno senso per un contadino "scaldarsi" sul tatami, dopo che aveva zappato la terra per le 6 ore precedenti: ora però la vita è più sedentaria, quindi risulta importante che il segretario di turno venga messo nelle condizioni di praticare in sicurezza PRIMA di chiedergli di fare delle cadute alte un metro e mezzo!
La responsabilità dell'incolumità psicofisica di ogni partecipante ad una lezione è uno dei compiti principali di un Insegnante: valutate serenamente quindi quanta cura egli ripone in tutto ciò.

La lezione e le sue caratteristiche: iniziate a prendere nota dei seguenti fattori...

- Come è strutturata la lezione?

- É un elenco di movimenti da imitare? (molto spesso in Aikido lo è)

- Il goal ti sembra più essere la ripetizione attenta e corretta di un movimento o più qualcosa di legato alla percezione della sensazione che si prova all'interno dell'esercizio proposto?

- Hai la sensazione che venga sviluppato un tema portante o vengono presentati contenuti apparentemente slegati fra loro?

- Vieni affiancato ad un allievo più esperto o pratichi con un altro principiante come te?

- Il Maestro si interessa di te durante la lezione o ti lascia fare, dedicandosi maggiormente ai suoi allievi più avanzati?

- Percepisci un substrato filosofico in ciò che viene mostrato o rimandato, o vengono presi in considerazione unicamente elementi di tipo fisico, cinematico e biodinamico?

- La marzialità in quale ordine di importanza ti sembra che venga messa? Primario, intermedio, marginale?

- Ti sembra di avere abbastanza tempo di sperimentare ciò che il Maestro ti chiede di fare o in pochi minuti egli passa ad una nuova pratica/tecnica/movimento... senza che quasi tu ti sia cimentato/a con il precedente?

- Sul tatami che atmosfera c'è: è intensa? É rilassata? É dogmatica o cattedratica? C'è chi cazzeggia?

- Come sono i volti degli altri: del Maestro, degli altri allievi? Sono accigliati, seri, sorridenti, sereni... qual è la parola che potrebbe meglio descrivere le tue sensazioni?

- Hai il sentore che ci sia lo spazio per fare domande, per chiarire i dubbi eventuali che ti vengono?

- Il Maestro viene trattato dalle altre persone presenti come una sorta di semi-dio o si percepisce un rapporto più paritario fra i praticanti?

- Ci sono quadri con scritte in giapponese sulle pareti? Foto di uomini anziani con gli occhi a mandorla da qualche parte? Ci sono loghi che ti sembrano rimandare a qualche Ente/Federazione/Associazione?

Ovviamente le domande iniziano ad essere tante e fornire rimandi precisi a seconda delle vostre sensazioni non è facile per noi, ma facciamo un esempio: siamo principianti assoluti... manco abbiamo ancora deciso se iscriverci al corso oppure no...

...saliamo su un tatami e ci viene proposto di fare il saluto; sentiamo il Sensei urlare: "Superzazzola-prematurata-come-se-fosse-antani!";
Gli allievi rispondono: "Sbiriguda!"

Il Maestro: "Questa sera ci occuperemo di approfondire il discorso legato al Wingonchao, nello specifico distinguendo il Paetuchi dal Meiguankorei... nelle loro forme Gaseitamo e Nancinpadao"

Tu pensi, fra te e te: "E sticazzi!!!"

Parte una lezione ad un ritmo frenetico, in cui tutti fanno salti di 3 metri e tu speri ardentemente di non doverli imitare... solo che il Maestro è severo, ha lo sguardo incazzato come se gli avessero appena ciulato il motorino: grida a tutti qualcosa... "Tu, meno passi!", "Tu abbasta ste anche!"... "Ma allora non hai capito niente?!"

Ti trovi a fare un lavoro di coppia nel quale - dopo pochi minuti - il tuo compagno ti parcheggia il suo gomito in mezzo ai denti... e poi ti dice: "Scusa, ma ti dovevi parare però!"

Frani ripetutamente al suolo ogni volta che qualcuno ti tocca, ma tu non riesci a fare cadere nessuno... perché non hai manco capito con quale piede o mano devi fare il movimento.

A parte qualche culata, non senti scricchiolii ossei e pensi che la struttura - nonostante tutto - sta resistendo... approfitti per ringraziare i tuoi angeli protettori per il servizio extra che stanno svolgendo!

Dopo un'oretta di delirio, vedi che i tuoi compagni raccattano gli incisivi che hanno lasciato sul tatami e sudati marci e un poco rantolanti, si rimettono in fila.

Il Sensei urla nuovamente: "Superzazzola-prematurata-come-se-fosse-antani!";
Gli allievi rispondono: "Sbiriguda!"

La lezione è finita, ma NON è stata una lezione di Aikido!!!

Affinate la vostra intuizione e datele retta: anche se non sapete un tubo di Aikido, ciascuno di noi sa per istinto quando si trova in un luogo degno nella nostra presenza ed utile allo scopo che abbiamo in mente per voi stessi... e se piccoli o grandi segnali confermano o sconfessano questa "voce interiore", dovrete comportarvi di conseguenza.

Un altro aspetto importante, che è vitale tenere in considerazione: l'atmosfera negli spogliatoi.

Un Dojo non si limita al tatami, che è più direttamente l'area della pratica fisica vera e propria: per questa ragione, anche dall'atmosfera che percepite negli spogliatoi (prima o dopo la lezione, è indifferente) potrete desumere se vi trovate presso il corso che fa per voi o meno.

- Cosa fanno gli gli altri Aikidoka?

- Parlano serenamente fra loro? Provano ad includervi?

- Li sentire parlare di problematiche legate alla pratica?

- Criticano forse altre persone? Altre Scuole, altri stili, altre didattiche?

Ogni caloria persa in attività di ESCLUSIVA critica feroce e distruttiva dovrebbe farvi allontanare di 10.000 km da quel luogo: in Aikido la critica è fondamentale SOLO se è costruttiva, quindi può essere presente ed anche tagliente, ma deve servire a qualcosa... altrimenti è monnezza pure il contesto che la permette.

Se durante la lezione, o la serata di prova, aveste sentito alcuni elementi che hanno stimolato la vostra curiosità (nomi di tecniche, di Maestro, di Scuole, etc...), una volta a casa, fatevi una Googolata sul Web, e provate a vedere se trovate qualche corrispondenza con ciò che vi è stato rimandato.

Se l'insegnante millanta di allenarsi da 87 anni consecutivi (!!!) e di essere settordicesimo DAN (!!!), NON si può trovare proprio nulla che parli delle gesta di un simile leggenda vivente: magari non ne parla proprio il sito del consolato giapponese, ma qualche stage o corso in qualche scantinato maleodorante con la sua faccia lo dovrete pur trovare on-line... no?!

Altro warning importante: se vi trovate in un luogo sano, dovrà esservi permesso di informarvi in modo chiaro su aspetti prettamente burocratici che vi potrebbero riguardare nel caso di eventuale iscrizione... come quale Ente patrocina la pratica, che rapporti esso detiene con il CONI (che in Italia patrocina ogni sport, quindi anche l'Aikido), che forma di assicurazione vi tutela, qual è l'avanzamento specifico dei gradi e delle qualifiche, se o di quali gradi e qualifiche è in possesso la persona che si pone davanti a voi come Insegnante (chi è privo di qualsiasi cosa ci farebbe scappare altre 10.000 km rispetto a prima!)...

... ma c'è un ultimo, indiscutibile modo di comprendere se si è finiti nel luogo giusto per voi: fateli parlare, fateli esprimere, fate domande sull'Aikido, sulla sua pratica... fino quasi a farvi percepire "pesanti": se siete davanti alle persone che fanno al caso vostro NON sarà un problema essere ridimensionati in questa vostra curiosità in modo gentile, ma fermo... li state infatti TESTANDO nel campo in cui un Aikidoka DOVREBBE (il condizionale è d'obbligo!) essere più esperto, ovvero il conflitto... pure se questo dovesse essere con VOI!

Metteteli fuori dalla zona di comfort ed osservate come agiscono o reagiscono alla cosa: se la cavalcano e la stornano a favore di tutti (compreso il vostro!) siete in un luogo piuttosto interessante, se si infastidiscono, si stizziscono o irrigidiscono siete davanti ad un asilo infantile dell'Aikido, quando magari voi cercavate un corso universitario della disciplina.

Se - ancora - percepiste qualsivoglia tendenza a dogmatizzare o a descrivere se stessi o l'Aikido che viene praticato presso quel Dojo come "il migliore", "il più marziale", "il più tradizionale", "il più veramentefigo-kazzutokisuda-mannaggiatté-kosaifattofinoadora"... allora ringraziate e congedatevi: avete già imparato l'Aikido molto meglio voi di loro pur NON praticandolo ancora!!!







lunedì 9 ottobre 2017

La sacralità del keiko: se non ti alleni tu, nessuno lo può fare al tuo posto

Post per tutti coloro che si approcciano all'Aikido per la prima volta o che non lo fanno comunque da molto tempo.

L'allenamento, nelle arti marziali giapponesi, si chiama "keiko": questa parola è formata da due kanji (ideogrammi):

"kei", deriva del verbo "kangaeru" [考える], che significa "pensare", "riflettere in merito a";

"ko", è un'altra lettura di "furu" [ふる], che significa "antico", "passato", "precedente".

"Keiko", quindi significa più o meno qualcosa come "prendere in considerazione ciò che è successo in precedenza".

Quando andate a lezione e vi allentate, state facendo "keiko", perché usate la vostra esperienza per migliorare quella futura - o meglio - usate l'esperienza che avete appena fatto, per migliorare quella che farete.

In questo c'è il concetto, sempre nipponico di "kaizen", ovvero di "miglioramento continuo" (che potrete andarvi ad approfondire QUI), ma non vogliamo oggi mettere troppa carne al fuoco...

È ora importante capire che senza allenamento, non può esserci apprendimento, né miglioria nella disciplina: in poche parole "NO KEIKO, NO Aikido-PARTY"!

Nella società nostrana sembra piuttosto strano dedicarsi a qualcosa di constante e con un impegno duraturo: siamo fragili, discontinui, vogliamo tutto, subito e senza troppo impegno.

Fortuna che in Aikido non funzioni proprio così... e diciamo "fortuna" perché questa è una delle cose che ci può salvare dal nostro qualunquismo.

Ecco un breve campionario delle 10 scuse più comuni per non andare ad allenarsi, con relative "soluzioni giapponesi" al problema:

Problema 1 - "non posso sempre venire a lezione perché esco tardi dal lavoro";
Soluzione 1 - "cambia lavoro!"

Corollario al Problema 1, dopo che viene presentata la Soluzione 1 - "ma sei matto, con la penuria di lavoro che c'è? Ti sembra facile?"
Soluzione 1bis - "non mi sembra facile, mi sembra possibile: ci hai provato, prima di dire che non si riesce?".;

Problema 2 - "non riesco sempre a venire a lezione perché faccio i turni";
Soluzione 2, vedi Soluzione 1

Problema 3 - "non riesco a garantire frequenza costante perché il/la mia partner non vuole";
Soluzione 3 - "divorzia o torna single: meglio soli che male accompagnati!";

Corollario al Problema 3 - "lui/lei non capisce quanto è sarebbe importante per me venire ad allenarmi";
Soluzione 3bis - "se ti ama, non pretendere che capisca, ma che rispetti le tue scelte"; "se non le rispetta, stai capendo quanto poco in realtà tiene a te"... vai a Soluzione 3

Problema 4"non posso sempre venire a lezione perché di sera desidero stare coi miei figli, non li vedo per tutto il giorno...";
Soluzione 4 - "se va bene, hai 2 sere di corso alla settimana, il che significa che 5 sere su 7 puoi stare con i tuoi figli e quelle 2 che non ci stai, stai lavorando su di te per diventare un padre/una madre migliore, basta scuse!!!";


Problema 5 - "faccio fatica, dopo una giornata di lavoro, ad uscire di casa nuovamente, dopo che ci sono rientrato per perdere la borsa dell'Aikido";
Soluzione 5 - "portatela nel bagagliaio e vai diritto dal lavoro al Dojo; se hai qualche ora buca, fermati in una piazzola di sosta, e fai i suburi di ken e jo come se non ci fosse un domani!"

Problema 6 - "talvolta esco dal keiko frustrato e deluso, mi sembra di non fare mai passi avanti... mi demoralizzo e mi viene voglia di mollare";
Soluzione 6 - "questo accade quando stai crescendo, smettila di giudicare tutto ciò che ti accade e di cercare risultati... solo un'insicuro si comporta così, vuoi essere un insicuro/a?";

Problema 7 - "a lezione mi sembra di riuscire meno di altri, mi sento sempre indietro";
Soluzione 7 - "cosa te ne frega, tu devi essere meglio di te stesso rispetto a ieri, non meglio/peggio di qualcun altro oggi; se ti senti indietro colma il gap con un'ulteriore impegno, non demoralizzandoti!";

Problema 8 - "mi sento perso/a, mi sembra di non arrivare mai da nessuna parte...";
Soluzione 8 - "bravo/a... non si arriva mai infatti da nessuna parte, quindi impara a gustarti il viaggio, che è quello che conta!";

Problema 9 - "l'Aikido mi piace, ma nella vita sono caratterialmente sempre stato incostante nelle attività intraprese... quindi non credo che porta andare diversamente in questo contesto";
Soluzione 9 - "ottimo, allora l'incostanza già la conosci bene... ora avrai l'importante opportunità di imparare anche qualcosa sul suo opposto!";

Problema 10 - "non riesco ad applicare i principi dell'Aikido nella mia vita quotidiana... non so se ce la farò";
Soluzione 10 - "hai prima reso l'Aikido parte della tua quotidianità? Manco io so se ce la farai... ma ora lo capiremo entrambi".

Abbiamo forse tratteggiato fumettisticamente le situazioni più comuni che accadono, ma non siamo tanto distanti dalla realtà: le risposte sono volutamente irriverenti e provocatorie, perché servono a destare chi si pone i problemi dal suo torpore, che potremmo in ogni caso ricondurre ad enuncia parola... "SCUSA".

L'allenamento è vita: il solo rimanere fermi fa retrocedere, come accadrebbe remando contro corrente.

Un keiko saltato NON si recupererà MAI, inutile raccontarci balle: quel tempo dedicato a noi ed al nostro studio e miglioramento NON tornerà indietro, al massimo potremmo non farcene scappare altro.

Chiudiamo con un proverbio africano che sarà bene rammentare, a proposito di impegni presi nei confronti di noi stessi:

"Se una cosa la vuoi, la strada la trovi;
quando una cosa non la vuoi, una scusa la trovi"







lunedì 2 ottobre 2017

Aikido orienteering: come siamo percepiti da fuori

Poi uno va ad informarsi per un corso di Aikido...

Ha letto qualcosa di carino magari sulla sua filosofia... ha visto qualche video nel quale fanno capolino movimenti circolari sinuosi... va a sapere!

Ma non sa nulla di più di ciò: vuole INFO sui corsi...

Allora magari si attacca a Google e cerca il luogo più vicino a casa per praticare questa strana "arte marziale col gonnellone"... e che utilizza pure il bastone e la spada di legno.

Poi va sul luogo, cerca di far quadrare la sua vita lavorativa e familiare con gli orari degli allenamenti... ma, se è un'attimo curioso e perspicace scopre poco dopo (anche grazie a questo Blog) che di Aikido ne esistono tantissime declinazioni, e giustamente, si chiede: "Come faccio a sapere se praticano un buon Aikido dove mi sono rivolto/a?"

Ci sono quelli new-age e quelli marziali, quelli che il bastone e la spada di legno te la fanno usare solo da cintura nera in poi e chi te li mette in mano già alla seconda lezione...

Ci sono i tradizionalisti e gli evoluzionisti, quelli un po' francescani "dell'arte della pace" e quelli della "valida difesa personale"... quelli che parlano più giapponese, quelli che invece sul tatami hanno l'accento francese, e quelli che parlano in dialetto...

Ed ora come orientarsi?

Certo, il nostro "aspirante principiante" sa per esperienza personale che in altri sport non è sempre stato così difficile: "nello Judo o nel Tennis so che se c'è un istruttore (Maestro) federale che magari non è il migliore del mondo ma condivide un programma con tutti e probabilmente anche la didattica" (queste sono le parole di un lettore che ci ha scritto, rimandandoci la problematica che ha generato le riflessioni del Post odierno).

Continua il nostro lettore: "Volevo precisare che la richiesta è come riuscire a valutare l'aikido insegnato (alla luce dei due ultimi pezzi che ho letto su questo Blog) non il Maestro in sé (che a sua volta può essere bravo o pessimo)"... "sembrerebbe che i programmi anche a livello base discordino parecchio e cerco di spiegare: è possibile che che a seconda della scuola le tecniche base siano così diverse da non poter essere riconosciuti i gradi biunivocamente?

Esistono shionage o koshinage così diversi da una scuola all'altra?

Non esiste un percorso tecnico base uguale per tutti che poi personalizzerò con il "mio" stile ma sempre riconducibile ad una finalità superiore e condivisa (magari appunto raggiungibile da diverse strade/stili)?

Faccio un esempio, magari non calzante, ma nel tennis posso cambiare maestro o scuola ma nessuno ha da ridire se faccio il rovescio a una o due mani o se nel dritto uso un impugnatura western o continental il suo obiettivo è sempre quello di farmi tirare il miglior dritto/rovescio possibile tenendo conto della mia biomeccanica".

Questo lettore - principiante o no che sia - non solo ha centrato perfettamente il punto... ma si è mostrato indicibilmente più ricco di buon senso della maggioranza dei capiscuola che hanno condotto l'Aikido fino ai nostri giorni!!!

L'Aikido si è mai fermato a cercare una sua "prospettiva comune", una sua "finalità ultima caratteristica della disciplina?

Si è badato così tanto ai diversi tecnicismi e didattiche da polverizzarci in 10.000 parrocchie che tendono a disconoscersi le una rispetto alla altre, rendendo - di fatto - pure molto complesso per gli interessati comprendere a quale corso è meglio iscriversi!

Ma perché in Aikido NON siamo ancora riusciti a darci una uniformata chiara, almeno sui presupposti di base della disciplina?

Crediamo che siano solo questioni di ego ipertrofici e comodità di un "dividi et impera" che è omicida almeno quanto risulta poi essere suicida per la disciplina intera.

Ci sono già stati numerosi tentativi di arginare questa situazione: da ciascuno di essi si sono fate esperienze che ci aiuteranno (forse) a non fare gli errori del passato e ad avvicinarci ad una chiarezza condivisa che agevoli sopratutto chi Aikido NON lo pratica ancora, ma ha intenzione di farlo.

Noi parliamo per noi stessi: l'intento di queste pagine è proprio quello di mettere in comunicazione le diverse prospettive della disciplina per facilitarne il dialogo e (sperabilmente) l'integrazione.

Abbiamo più volte seguito progetti ambiziosi ed innovativi che hanno visto Marco Rubatto come co-partecipe, insieme ad altri "pazzi" come lui, ve ne ricordiamo giusto qualcuno fra i principali:

- l'Aiki Censimento del 2008, fatto interamente a cura della nostra Redazione, per fare un primo punto della situazione sullo "stato dell'arte";


- WE AIKI, lascito del 2º Aiki Blogger Seminar (potrete leggere tutto QUI) del 2013;




- l'Aiki Censimento del 2015, al momento il documento on-line più completo che fotografa le diverse sfumature dell'Aikido nel nostro Paese (www.aikicensimento.org)




Attualmente molte cose stanno accadendo che vanno nella direzione che auspicava il nostro saggio lettore: speriamo di avere presto il permesso ufficiale di parlarvene in modo più diffuso e dettagliato.

Per ora, ciò che possiamo dire è che la Federazione sta vagliando la possibilità di utilizzare il primo programma tecnico inter-stile, che permetterebbe di definire in modo più che mai accurato la base e gli elementi che contraddistinguono la disciplina.

Ed è un'istituzione che si deve occupare di un compito così importante: proprio in questi giorni, Marco - fortuna nostra (sfortuna sua, lui dice) - se ne sta occupando in prima persona insieme al resto della Commissione Tecnica Nazionale e ci auguriamo che questo progetto sia presentato entro la fine del mese...

Questo darebbe veramente la possibilità di fissare alcuni "caratteri comuni": non crediamo che la standardizzazione debba essere la soluzione, poiché le diversità di vedute saranno sempre una ricchezza nell'ecosistema-Aikido, ma altrettanto importante appare la capacità di armonizzare gli interventi di tutti coloro che se ne occupano, così da facilitare la lettura di una disciplina sempre più trasparente ed unitaria, in controtendenza a tutte le 10.000 contraddizioni che l'hanno caratterizzata sino ad oggi.

Ci auguriamo veramente di cuore che presto sia più semplice orientarsi nella scelta del Dojo che più si addice a chiunque intenda accostarsi alla pratica, perché crediamo che l'Aikido abbia ancora un'inestimabile valore da dare, ma questo a patto che il suo messaggio possa ancora essere letto, compreso e percepito come ispirante.

Questo difficile, ma altrettanto indispensabile compito spetta un po' a ciascuno di quelli che l'Aikido lo praticano già... sentendo la responsabilità lasciare alle future generazioni una situazione meno complessa di quella che siamo chiamati attualmente a vivere.

È qualcosa che dobbiamo anche in segno rispetto al lavoro che è stato svolto in passato dai praticanti e Maestri che ci hanno preceduto: la staffetta insomma continua, ed ad ogni corridore sembra di correre il tratto più impegnativo... ma - in fin dei conti - corre solo il proprio, che è unico ed importante come tutti coloro che lo hanno preceduto e che lo seguiranno!

Facciamo al meglio la nostra parte, quindi... chi vuole correre con noi?



lunedì 25 settembre 2017

L'Aikido delle parti mischiate a caso

Su questo Blog è stato sempre importante NON privilegiare alcuna visione dell'Aikido, né alcuna didattica o stile rispetto ad un altro... e crediamo che continueremo su questa linea.

Girando numerosi Dojo in Italia ed all'estero, veniamo settimanalmente a contatto con un sacco di persone che praticano Aikido nelle modalità più diversificate ed eterogenee: la sensazione di arricchimento che ne traiamo è veramente alta e soddisfacente, poiché crediamo sul serio che ci siano tanti lavori interessanti e meritevoli di essere studiati, appresi e quindi divulgati.

Talvolta però ci troviamo anche in luoghi Aikidoistici che sembrano un po' improvvisati e poco curati, prestando attenzione a ciò che accade.

Esistono molte didattiche e notevolmente differenti fra loro... tanto addirittura da fare percepire una sorta di contrasto in termini di nozioni veicolate: c'è chi basa la sua pratica più sulla staticità, prese forti e colpi realistici... chi predilige un movimento fluido con un buon ritmo d'azione e di scambio, chi utilizza le armi, chi deliberatamente non le utilizza... ma la caratteristica di ogni tipo di didattica è che c'è un PERCHÉ dietro a ciò che viene proposto; ogni esercizio ha un suo ben specifico scopo ed intento... serve a qualcosa, insomma.

Ci sono tatami in cui ciò non avviene, privilegiando invece ciò che chiameremo oggi "l'Aikido delle parti mischiate a caso": è importante mettere in luce questo fenomeno, perché è meno sporadico di quanto si immagini.

Ci sono Scuole, Dojo, Insegnanti che non si è capito bene da dove siano nate, in quale contesti abbiano avuto formazione... quale didattica utilizzino e, soprattutto, quanto siano consapevoli di cosa praticano e propongono agli altri.

Il lineage o un pedigree di livello proveniente da questo o quel Maestro di fama nazionale o internazionale non garantiscono - da sé - praticamente nulla, poiché allievi ed Insegnanti possono essere cresciuti in contesti consapevoli, senza esserne stati positivamente influenzati... certe informazioni e buone prassi saranno state anche a disposizione, ma non sono state colte.

Cosa potremmo dire allora di quei luoghi in cui non c'è stato nemmeno quello?

In cui la buona volontà e cuore di chi porta avanti i corsi sono sicuramente stati grandi, ma senza alcuna attenzione alla qualità "oggettiva" di quanto si fa insieme.

Incontriamo talvolta tatami dove sui keikogi c'è un po' di tutto: c'è chi ha la maglietta sotto la giacca (la tradizione lo vieterebbe ai maschietti), chi ha l'hakama bianca, chi ha uno stemma grosso come una padella sulla schiena... chi sul petto.

In questi luoghi gli zoori non sono allineati a bordo tatami, sono lanciati un po' alla rinfusa dove capita.
Gli allievi talvolta hanno con sé la sacca delle armi, talvolta no... alcuni hanno jo dal diametro di un tondino per pila da ponte in calcestruzzo amato e precompresso, altri hanno una sorta di grissino senza glutine.

Ma tutto questo sembra appartenere solo al cosiddetto "reishiki", ovvero all'etichetta... ma purtroppo non ci si ferma li: il Maestro di turno (in questo gruppi di Maestri di solito ce ne sono tanti e sono tutti contemporaneamente sul tatami, come se si facessero formazione reciproca) esibisce movimenti improbabili e palesemente insensati sotto il punto di vista fisiologico, ancora prima che Aikidoistico.

Tu li guardi e dici: "Com'è che non ti accorgi che ciò che fai non ha senso manco se cerco di trovarcene uno?!"... ma lui prosegue, impietoso la sua non-spiegazione... difronte ai suoi non-allievi!

Hanno tutti gradi importanti le persone che frequentano circuiti simili, ma non non è altrettanto facile assistere ad una sessione di esami pubblica... quindi ci si chiede CHI abbia conferito un 5º o un 6º dan ad una persona che si regge in piedi a fatica dinnanzi al proprio compagno di pratica.

Molta della gente presente nei tatami dell'Aikido mischiato a caso pratica da 10, 20 talvolta anche 30 anni... solo che non l'ha mai incontrata nessuno prima in giro per stage e raduni... ed allora nuovamente ci si chiede: "Non è che racconti un po' di palle?!"

No, forse no: i pasticcioni da tatami magari si ritrovano realmente da decenni fra loro a ribadirsi la loro volontà di vestirsi da giapponesi e praticare un po' insieme... sempre un po' come viene e come capita, s'intende!

Ogni 4 o 5 anni qualcuno dei loro amici porta un foglio con sopra scritto che l'Associazione YZ ha nominato X-esimo dan il MAESTRO Ciccio Formaggio... e chiunque si richiede: "Ma lo sapete che "Maestro" è una QUALIFICA che non centra NULLA con il grado dan?!"

Nell'Associazione del Maestro Ciccio Formaggio però non lo sanno e - fra loro - si credono una "Federazione", tanto che quando arrivi ti chiedono: "Tu, di che Federazione sei?"

Poco effetto si ha nel tentare di spiegare che "Associazione" e "Federazione" sono due cose alquanto diverse e che in Italia ha poco senso la domanda, giacché di Federazione ce n'è UNA sola, si chiama FIJLKAM... e che proprio per questo spesso viene chiamata "LA Federazione" (perché non si può sbagliare, ce n'è UNA SOLA!!!).

Credete che di luoghi così incasinati ce ne siano pochi?

Cosa ha sbagliato questa gente: disciplina ? Maestro? Luogo di pratica?
Forse ciascuna di queste cose, e forse anche nulla di tutto ciò: la consapevolezza con la quale agiamo, spesso (per non dire sempre) fa la differenza in ciò che facciamo...

... quindi, esattamente come avere il migliore Maestro del mondo non garantisce automaticamente di comprendere il senso di ciò che facciamo, così c'è gente che si associa per supportarsi a vicenda a rimanere in una sorta di "Aiki-limbo", che NON serve per l'Aikido, ma nel quale è consentito altro.

Scoprire il piacere di stare insieme, per esempio!

Ritrovarsi a celebrare un ideale (l'Aikido?), vestiti in un certo modo (keikogi, più o meno), in un luogo specifico (tatami, in un Dojo?)... indipendentemente che poi ciò che si fa sia Aikidoisticamente qualitativo... o caratteristico di questa disciplina!

Una sorta di "volemose bene" di ispirazione nipponica, insomma...

Non ci riteniamo a priori contrari a tali tipi di fenomenologie, ma bisogna prestare attenzione ai limiti intrinseci in esse insiti... così da non lagnarci troppo quando ne veniamo al contatto.

Ci sono luoghi nei quali NON è endemicamente possibile andare lontani più di tanto nella nostra disciplina: crediamo sia una delle caratteristiche dell'"Aikido delle parti mischiate a caso."

Saperlo ci aiuta ad evitarli... o a tuffarci dentro a più non posso, se la nostra intenzione in fondo non è che questa!!!


PS:
crediamo fermamente ogni parola scritta in questo Post, ma contemporaneamente ci rendiamo anche conto di una loro certa pericolosità: rilevare "l'Aikido delle parti mischiate a caso" richiede una certa dose di giudizio sull'operato altrui... che può sempre essere affetto dai nostri attuali limiti, ed inoltre può facilmente trasformarsi in ABITUDINE all'iper-giudizio e quindi alla critica, se non addirittura, sconfinare nel pre-giudizio di quanto è differente da ciò che facciamo noi.

Per completezza va detto: è veramente complesso e delicato evitare estremismi poco utili a chiunque.