lunedì 19 febbraio 2018

I gradi Aikikai: posologia, modalità d'uso ed effetti collaterali

Facciamo qualche lecita riflessione su un argomento piuttosto dibattuto all'interno dell'Aiki-mondo, ovvero i gradi Aikikai e tutto ciò che essi rappresentano nell'immaginario collettivo.

L'Aikikai di Tokyo è il collegamento più diretto con la famiglia Ueshiba (il nipote di O' Sensei è l'attuale reggente e sono già pronte altre 2 generazioni di successori!), quindi appare evidente come per un Aikidoka possedere una certificazione che giunga direttamente dall'Honbu Dojo (Dojo centrale) sia il modo più incontaminato per entrare idealmente a far parte di quel lineage che dal Fondatore porta in qualsiasi nostro corso di Aikido di periferia.

I gradi Aikikai vengono emessi SOLAMENTE dall'Aikikai, possiedono una filigrana ed un numero progressivo, quindi non possono essere falsificati (ci hanno già provato!!!): forse questo rende veramente distintive le certificazioni che arrivano dalla casa madre mondiale dell'Aikido.

Ci sono stili e Scuole di Aikido che - per regioni storiche - non fanno capo all'Aikikai Honbu Dojo (il Kobayashi Ryu, il Ki no Kenkyukai, lo Yoshinkan per esempio), quindi è ovvio che per essi i gradi Aikikai sono molto meno un "must"... ma è altrettanto vero che per la maggioranza numerica dei praticanti la situazione non è quella.

Per questo è interessante parlarne, poiché è un argomento che tocca molte persone, specie i praticanti di vecchia data.

Di solito il compito di rilasciare questi gradi viene delegato a Maestri di particolare fama ed esperienza, che si occupano di patrocinare la pratica dell'Aikido su delega dell'Honbu Dojo in giro per il mondo, organizzando stage, monitorando la preparazione dei candidati e sottoponendoli agli esami.

Molte nazioni hanno i loro rappresentanti ufficiali dell'Aikikai: una volta ci poteva essere solo un'ente per nazione preposto a questo, mentre ora non è più così ed in Italia - ad esempio - contiamo già 6 o 7 modi di ricevere i famigerati gradi Aikikai attraverso Insegnanti Residenti o esteri che però vengono ad ambientare qui le loro attività.

Ricordiamo Hiroshi Tada Shihan, Paolo Corallini Shihan, Christian Tissier Shihan, Yoshimitsu Yamada Shihan, Philippe Gouttard Shihan, così come Associazioni tipo Aiada, Shumeikai... sono tutti portali d'accesso ai famigerati certificati Aikikai.

L'Hombu Dojo un tempo concedeva la possibilità di rilasciare i gradi Aikikai solo ad uno Shihan, quindi ad una persona fisica... mentre ora per un'Associazione è sufficiente aver alcuni requisiti statutari specifici per richiedere alla casa madre di diventare dei suoi rappresentanti nei vari stati e territori.

Questo di fatto rende più accessibili a chiunque queste certificazioni, non richiedendo più di recarsi fisicamente in Giappone e/o di sottostare ad eventuali diktat di un unico Sensei/tiranno che poteva tenere a sé i propri allievi/sudditi... sotto il ricatto di non fare più avere loro i tanto famigerati gradi se si fossero rifiutati di obbedire ciecamente alla sua autorità.

Fino a qualche anno fa la situazione non era così ecumenica, quindi chi desiderava accedere a queste certificazioni doveva armonizzarsi alle richieste di pochi oligarchi dei gradi Aikikai: ora, fortunatamente la rosa è molto più ampia... quindi basta scegliersi la situazione più confacente a sé (oppure anche solo la "meno peggio").

A seconda degli Enti, i costi che un praticante è tenuto a pagare a seguito di un'esame si aggirano intorno a:

- Shodan (1º dan) 22.000 ¥ (165,00 €)
- Nidan (2º dan) 24.000 ¥ (180,00 €)
- Sandan (3º dan) 34.500 ¥ (260,00 €)
- Yondan (4º dan) 45.000 ¥ (340,00 €)

... mentre quelli "suisenjo", ovvero "per raccomandazione" sono all'incirca:

- Shodan (1º dan) 43.000 ¥ (320,00 €)
- Nidan (2º dan) 45.000 ¥ (340,00 €)
- Sandan (3º dan) 55.500 ¥ (415,00 €)
- Yondan (4º dan) 66.000 ¥ (495,00 €)
- Godan (5º dan) 76.000 ¥ (570,00 €) si ottiene solo su raccomandazione
- Rokudan (6º dan) 87.000 ¥ (650,00 €) si ottiene solo su raccomandazione

Ignoriamo quanto costino il 7º e l'8º dan, così le ragioni che facciano costare di più un grado suisenjo rispetto allo stesso dato tramite esame... ma crediamo anche che questo sposti di poco il discorso dell'Aikidoka medio... che al 5º dan di solito non arriva.

Va specificato che l'accordo fra l'Honbu Dojo e lo Shihan di turno, prevedeva e prevede che metà del prezzo delle certificazioni (che proprio a buon mercato non sono!) rimanga a quest'ultimo, generando quindi anche un business notevole del rilascio dei gradi.

Questa è stata una cosa parecchio criticata, tant'è che diverse Associazioni internazionali hanno optato per rinunciare alla quota prevista per i propri Shihan, per fare scendere un poco i prezzi degli attestati (è il caso della California Aikido Association e dell'Evolutionary Aikido Community, per esempio).

Giusto per fare due conti in tasca all'Honbu Dojo, quindi... solo nell'ultimo Kahami Biraki di un mese fa, in cui vengono consegnati SOLO i gradi suisenjo, si sono movimentati gradi per un equivalente economico all'incirca pari a:

9 x Shodan (2.880,00 €) + 6 x Nidan (2.040,00 €) + 34 x Sandan (14.110,00 €) + 34 x Yondan (16.830,00 €) + 530 x Godan (302.100,00 €) + 254 x Rokudan (165.100,00 €) = 503.060,00 €

Capite bene che mezzo milione di euro non è una cifra di poco conto!

Sulla base di ciò, diversi sono coloro che gridano alla mercificazione dell'Aikido ed al fatto che la casa madre tenda a diventare più simile as una "S.P.A.", che ad una "Fondazione" (come è invece per statuto), il cui unisco scopo dovrebbe essere quello di patrocinare e diffondere la pratica ed i valori della nostra disciplina.

Altro punto spesso citato da chi è contro questo tipo di certificazione, è che essa viene conferita abbastanza "d'ufficio" attraverso dei canali che spesso NON conoscono la singola persona, quindi sembra venire del tutto meno il rapporto maestro-allievo: basta che il proprio nome stia su una lista e che si abbiano i soldi per pagare ed un raccomandato (nel senso più svalutativo del termine) vale esattamente come uno che con l'Aikido si fa un mazzo così.

Sotto questo punto di vista, risulterebbe etico in egual misura se i diplomi si potessero comprare su e-Bay!

Quindi - a meno di non vivere a Tokyo e di essere un allievo diretto del Doshu - meriteremo veramente il grado che ci viene offerto o è solo uno stratagemma di uno Shihan di intascare soldi?

Questa è una delle critiche più diffuse dei "contro-gradi-Aikikai": crediamo che in parte essa possa essere sensata, ma rileviamo anche come dietro a tutto ciò possa pure nascondersi un'ombra ancora più grossa di quella che si vorrebbe mettere in risalto sull'Aikikai e suoi suoi diplomi.

Parlano così infatti, alcuni Aikidoka - spesso docenti - che sono rimasti, in qualche modo "fuori dal giro"... ovvero che non hanno agganci con l'Honbu Dojo e che quindi strumentalizzano la loro situazione per parlarne male: se la volpe non riesce ad avere l'uva, allora l'uva deve essere per forza acerba!

Inoltre, qual è il movimento opposto al non voler ricevere un riconoscimento per via di alcune operazioni di segreteria nipponiche?

Che siccome si perde il vero rapporto/trasporto di fiducia ed empatia fra maestro ed allievo, "i shin den shin" allora chiunque può attribuire il grado che desidera a qualcun altro, basta che in cuor suo la ritenga la cosa migliore da fare.
Ovviamente il caos e l'anarchia più totale arriverebbero 5 minuti dopo che iniziassimo tutti a pensarla così.

Quindi diventiamo 1º, 2º, 3º, 4º, 5º, 6º dan non perché un Ente preposto - per formale che sia - abbia convenuto che ne abbiamo le caratteristiche... ma perché "il mi babbo, la mi nonna e il mi zio" si sono riuniti ed hanno deliberato che ci meritiamo un grado che arriva dalla stampante di "mi cuggggino": capite questo modo di ragionare può diventare un tantino auto-celebrativo, se non si è capaci di stare con i piedi ben fissati a terra?

Forse la verità starà da qualche parte nel mezzo, ma tanto il nostro compito non è trovarla... quanto farvi riflettere su queste dinamiche molto umane... per le quali - a dire il vero - i diplomi sono solo un pretesto per emergere e quindi poterne parlare.

Non ci sono poi solo i "contro-gradi-Aikikai", ma anche quelli "pro-gradi-Aikikai-a-tutti-i-costi": parliamo anche un po' di loro...

Se l'appartenenza all'Aikikai Foundation può essere un motivo di lustro, di lineage e di pedigree (e quindi possedere un grado Aikikai potrebbe essere sinonimo di una qualche sorta di "qualità"), è altrettanto vero che NON viviamo in Giappone... e qui in Italia abbiamo alcuni regolamenti chiari per poter praticare ed insegnare una disciplina come l'Aikido.

Nel nostro Paese, l'Aikido è un'attività sportiva, che può essere praticata se si è iscritti alla Federazione sportiva nazionale di competenza (FIJLKAM) o agli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI.

Per insegnare sono necessarie qualifiche (su 4 livelli) rilasciate dalla FIJLKAM o dagli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI (e fra essi, quelli più seri, che sono la minoranza... il resto è fuffa che manda una certificazione a casa dietro pagamento).

Bello, brutto? Giusto, sbagliato?
È così... e basta!

Ne segue che un Insegnante di Aikido pluri-insignito dell'11º dan Aikikai (se mai esistesse!) in Italia NON ha alcun titolo per aprire un corso: i suoi grandi a mandorla sono una grande cosa a livello affettivo, ma sono privi di qualunque valore legale QUI... di conseguenza, senza una QUALIFICA in corso di validità (non basta prenderla una volta per tutte, si badi: è necessario rinnovarla di anno in anno!) le assicurazioni non pagano in caso di sinistro, quindi talvolta i proprietari delle strutture sportive cercano semplicemente i docenti fra coloro che mostrano di avere titolo per essere ritenuti tali.

Sembra brutto dirlo, ma è esattamente così!

Quindi i gradi Aikikai possono essere sicuramente un elemento di "appartenenza" all'interno di un movimento, come il nostro... ma è necessario distinguere fra elementi di carattere personale e documenti dotati di una validità giurisdizionale e giurisprudenziale.

Capite bene che il quadro che emerge è piuttosto complesso: gradi Aikikai si, gradi Aikikai no?

Vi diciamo come abbiamo risolto NOI la faccenda, senza la pretesa di avere trovato la soluzione ultima alla questione.

Il nostro Dojo è iscritto alla FIJLKAM e tutti i suoi docenti devono dotarsi di QUALIFICHE Federali per l'insegnamento dell'Aikido, ma questo non è sicuramente un obbligo rivolto alla maggioranza dei praticanti: c'è gente che di insegnare non fregherà mai nulla.

Chi vuole insegnare, lo fa "apposto coi libretti" però... perché è ciò che la legge richiede e che richiederà sempre più.

Poi noi abbiamo un supervisore internazionale, membro dell'Aikikai Fundation, dal quale è possibile ricevere il famigerato diploma Aikikai.

Chi vuole avere la certificazione d'insegnamento, la ottiene dalla Federazione, che è l'organo istituzionale più adatto e serio nel fornirle, in quanto longa manus diretta del CONI...
Chi desidera il riconoscimento Aikikai, può accedere pure a quello senza problemi.
Chi da noi non vuole niente, pratica e basta... finche vuole e senza che nessuno gli dica nulla!

Ci sembra però serio aprire gli orizzonti a chi ci frequenta, e non fare il contrario per questioni di convenienza (sia ciò significhi propendere - o meno - per una certificazione, rispetto ad un'altra): questo ci pare etico!

Cio implica che alcune persone debbano fare esami DOPPI (FIJLKAM ed Aikikai) per avere tutto ciò che desiderano, ma questo non è vissuto come un problema, giacche ciascuno è lasciato libero di scegliere e quindi fare ciò che crede meglio per sé.

La cosa che ci sembra importante è motivare le proprie posizioni agli allievi (soprattutto ai futuri Insegnanti che si allenano con noi), facendo emergere come si dovrebbe essere loro preposti ad aprire gli orizzonti e non a chiuderli... e ben sapendo che il mondo dell'Aikido - e quindi anche delle sue certificazioni - è denso di pregi ed imperfezioni, sia a livello nazionale, che internazionale... che non verranno però migliorate, né sanate evitando di porsi il problema in modo maturo.



lunedì 12 febbraio 2018

L'esame da cintura nera: il segno di un cambiamento

La cintura nera è uno stereotipo conosciuto da chiunque: siamo cresciuti con l'idea che nelle arti marziali possedere la cintura nera fosse il segno che contraddistingue un esperto rispetto ad un principiante.

Si presuppone che una cintura nera... sappia menare!

Molti di noi si sono sognati di notte il fatidico momento nel quale iniziare ad indossarne una, poter dire a mamma, papà, nonni, fratelli, fidanzati/e: "Sono una CINTURA NERA!!!"...

Questo momento accade di solito tramite un esame... e prima o poi avviene, se si ha abbastanza costanza nel proprio percorso.

Si freme per far avvenire questo importante cambio nell'abbigliamento... ma lo si percepisce anche con una maturità diversa, per esempio un paio di decenni dopo che è accaduto: cambiano alcune cose, molte cose... rispetto alla visione che avevamo un tempo. Per me ora almeno è così!

Mi sono deciso a scrivere questo Post per via del - fortunatamente - alto numero di passaggi di grado che ordinariamente avvengono nel Dojo nel quale insegno: ogni anno gli esami DAN sono in aumento, quindi mi soffermo volentieri a pensare cosa è significato per me divenire shodan, e come far vivere al prossimo questo passaggio in modo più costruttivo possibile.

Rispetto ai miei studenti di adesso, iniziamo col dire che una volta eravamo molto meno consapevoli di ciò che stavamo facendo: non venivano dati tanti "perché", io facevo ciò che il mio Maestro mi diceva, non mettevo in discussione proprio nulla... e ci davo dentro a più non posso.

Ora ci sono più informazioni che circolano, anche grazie al Web... c'è più offerta di formazione sul territorio, più possibilità di incontrare diverse didattiche ed approcci all'Aikido: credo fermamente che le aspiranti cinture nere di oggi siano più fortunate!

Anche il livello medio degli insegnanti si è parecchio alzato: il mio primo Sensei ha iniziato ad insegnare quando era 1º kyu, figuriamoci che storia lunga di pratica possedeva alle spalle!

Il primo improvvisato è stato semmai lui: figuriamoci con quale preparazione potesse insegnarci per cose!

Noi però forse un tempo eravamo mediamente più motivati rispetto ad alcuni praticanti odierni: ogni difficoltà era una sfida con noi stessi, ogni correzione ricevuta era motivo di ringraziamento di chi ce la faceva.

Ogni giudizio generico è ovviamente parziale, ma noto come alcuni di coloro che si avvicinano a questo "cambio di paradigma" siano meno disposti a sudarsela sta cintura nera... c'è meno voglia di mettersi in discussione e - sempre genericamente parlando - una tendenza a sopravvalutare le proprie capacità da parte degli allievi: un po' di ego di troppo, insomma

Noi attendevamo che il nostro Sensei ci comunicasse che a suo dire eravamo pronti: oggi alcuni si offendono se non li fai sostenere gli esami quando loro lo ritengono opportuno.

C'è più senso critico da parte dei praticanti, e questo lo trovo parecchio positivo.... perché creano meno dipendenze dl proprio Maestro, ma non è detto che utilizzino questa emancipazione nel modo più maturo però: forse un giorno anche questo evolverà in modo più consapevole, almeno questo è ciò che mi auguro.

La cintura nera non credo debba essere rincorsa come un miraggio; quando si è nel deserto, può essere particolarmente pericoloso andare troppo alla loro ricerca...

... possiamo parare invece di importante cambiamento di paradigma, questo si!

Per molto tempo - ed anche per me - è stato difficile comprendere come lo shodan sia considerato solo l'inizio del percorso Aikidoistico: ricordo ancora la mamma di una mia allieva che credeva che la figlia "avesse finito il corso" di Aikido una volta ottenuta la cintura nera!

Quindi questa cosa di connotare con la parola "fine"-"esperto"-"traguardo" un pezzo di stoffa scura che ci cinge i fianchi è più che radicato in noi... ma è anche fuorviante, ora lo so per esperienza.

Cosa cambia quindi DOPO lo shodan?

Che se era la cintura nera che si desiderava indossare, d'ora in avanti si indosserà solo più quella: basta cambiamenti; se era l'hakama ciò che si desiderava calzare, avremo il nostro feticcio... ma non ci saranno più simboli a mostrare un'ulteriore evoluzione che coinvolge i nostri vestiti... l'evoluzione dovrà essere dentro!

In parole povere, iniziamo a chiederci perché facciamo ciò che facciamo, e se ed a quale livello di profondità intendiamo continuare: c'è meno apparenza/appariscenza... e più sostanza, e non è detto che ciò sia facile da digerire per tutti.

Un adolescente sogna il momento in cui prenderà la patente di guida, in cui sarà indipendente dai genitori e potrà spostarsi (quasi) in modo libero: capite bene che è un'altra cosa avere le idee chiare sul percorso lungo il quale guidare la propria autovettura.

Questo di solito accade dopo lo shodan: se si è parte di un Dojo un minimo strutturato, si vedono impennare le proprie responsabilità e le richieste da parte del Sensei, vengono a ridursi gli "spazi di gioco" che prima venivano tollerati... si viene investiti del ruolo di "esempio da seguire" per i neofiti... insomma un sacco di cose che portano a chiedersi: "È veramente questo ciò che volevo?!".

"Ora che si inizia a fare sul serio, riuscirò e vorrò veramente fare sul serio?"

Ecco che possono accadere un paio di reazioni opposte fra loro: c'è chi si spaventa di tutto ciò... e si dispiace di non poter più "giocare al corso di Aikido", e magari se ne va... e chi entra ancora una volta più nel personaggio, comprendendo sempre più dal di dentro come maggiori onori e maggiori oneri non possano che procedere in parallelo.

Poi, possedere la tanto famigerata "cintura nera" e percepire i propri movimenti all'incirca goffi e scoordinati come un tempo... risulta però più pensante e svilente rispetto ad un tempo: si stringe il giogo che ciascuno dovrebbe concedersi, e quindi si capisce bene perché lo shodan venga tradizionalmente percepito come "l'inizio" e non come la fine di un qualcosa...

Non cambieranno le cose che faremo, ma lo spirito con il quale le faremo SI!

Ci riscopriamo eternamente "non arrivati", né "arrivabili"... ce ne frustiamo e così iniziamo a comprendere sul serio il percorso nelle arti marziali: non è più il plauso del Maestro o dei nostri compagni a farci sussultare il cuore, quanto quello che noi sapremo riconoscere a noi stessi per ogni minima conquista strappata con i denti alla nostre ombre tenaci ed infide.

Sembra roba brutta, ma non è così... anzi: è un passaggio essenziale verso una maturità maggiore, una possibilità più grande di fare la differenza con se stessi... un'opportunità che solo uno sciocco non coglierebbe al volo!

Oppure una persona non troppo motivata ed interessata solo allo status quo di figaccioni che si siedono più a destra nella fila: ma quei posti hanno un prezzo, per fortuna di tutti...

È meglio occuparli con onore, o non occuparli proprio!

Sono riuscito a riesumare il video record di quel famigerato giorno, anzi di QUEI famigerati giorni, giacché un tempo davamo un esame di tai jutsu ed uno a parte solo per il buki waza...

Fra pochi mesi saranno passati 20 anni... e condivido con piacere questi filmati con ciascuno di voi, pur ritenendoli qualcosa di molto personale e quindi anche intimo.

Shodan taijutsu, Ancona - settembre 1998



Shodan buki waza, Torino - aprile 1999




I video hanno la qualità tipica del tempo, ma anche i miei movimenti - a dire il vero - non è che avessero tutta questa qualità: c'era rigidezza, contrazione, scatto, un po' di paura e rabbia anche... l'importante è averci lavorato su per i 20 anni successivi, secondo me... ed avere intenzione di farlo anche nei prossimi 20!

Ringrazio di cuore il mio Sensei di allora, Paolo Corallini Shihan, per i preziosi insegnamenti tecnici e per la passione che ci trasmetteva: nel riguardare questi video, il cuore sente nuovamente un poco la magia di quei momenti, facendo comprendere - con il senno di poi - come essa sia stata vissuta in modo inutilmente eccessivo da un lato... e sottovalutata al contempo da un altro.

Forse, lo shodan ha senso e si illumina alla luce di ciò che viene fatto prima di sostenerlo e di ciò che viene fatto dopo per continuare a considerarlo proprio.

Marco Rubatto

lunedì 5 febbraio 2018

Aikido e le pulsioni del basso ventre

Eccoci: oggi prevediamo un'impennata di visualizzazioni della pagina... di solito accade così quando si fiutano argomenti hot e pruriginosi!

In Redazione ci siamo chiesti se fosse il caso, quanto fosse il caso... di parlare dell'influsso degli istinti bassi nell'Aikido, e ci siamo detti che per quanto delicato, non provarci sarebbe stato ipocrita: la sessualità è un aspetto della vita che ci accomuna tutti.

In Aikido NON si parla di solito di questa dimensione personale: siamo tutti presi ad imparare le tecniche, a muoverci in modo meno scoordinato possibile sotto gli attacchi del nostro compagno... figuriamoci se c'è tempo di pensare al sesso!!!

La natura ci insegna che è raro vedere una gazzella che ha un'erezione mentre sta scappando dall'assalto di un leone... in effetti, e ciò è dovuto al fatto che, durante un pericolo serio, acuto ed improvviso, gli esseri viventi danno la precedenza al "supporto vitale" (come direbbero sull'astronave Enterprise)... ovvero a tutti quegli apparati che ci consentono di toglierci dalla situazione di emergenza, massimizzando il profitto e riducendo il pericolo.

Per il resto c'è tempo in altre occasioni... solo che l'Aikido è - fortunatamente - per molti un'esperienza abbastanza continuativa e che quindi dura un po' di più di una situazione reale attacco-fuga.

Quindi?

Quindi c'è tempo per farsi venire appetiti di ogni genere, e non ci riferiamo solo a quelli culinari che sono la conseguenza naturale di un allenamento intenso: c'è chi vorrebbe buttare le gambe sotto la tavola, chi magari infilarsi sotto le coperte con il/la partner preferito di kokyunage!

L'Aikido è fatto da persone, e quindi da individui che portano con sé anche la propria sessualità sul tatami: il contatto fisico avviene, fra persone dello stesso sesso e con persone del sesso opposto... quindi ci sta che - di tanto in tanto e secondo i propri gusti - ad alcuni scatti anche una scintilla un po' più arrapata del previsto!

Infondo esiste uno studio chiamato "prossemica", che si occupa proprio delle reazione emotive (sia del conscio, che - soprattutto - dell'inconscio) create dalla vicinanza e dal contatto visivo, uditivo e cinestesico del prossimo: non siamo del tutto abituati a prendere contatto stretto ("intimo", potremmo dire?) con qualcuno che non sia un nostro parente, un amico intimo o un partner sessuale...

... quindi - lo ripetiamo - ci sta che qualcuno si ingrifi pure mente viene attaccato (l'attacco è una forma di contatto!) o mentre esegue una proiezione di iriminage su qualcun altro...

Nel Dojo quindi possono nascere storie mordi-e-fuggi, così come relazioni più intense, che sfociano in convivenze, se non matrimoni... proprio perché l'Aikido è praticato da esseri umani, che - volontariamente o no - condividono tutto di loro mentre interagiscono!

Ci tocchiamo da sudati, respiriamo spesso davanti al viso del partner: non sono esattamente tutte cose soft da vivere per l'animale che è in ciascuno di noi... questo può scatenare pulsioni e desideri poco conosciuti, né controllabili.

Quello che però è particolare ed importante da rilevare sono le dinamiche che spezzono prendono queste "storie di passione" da tatami...

Se o quando l'Aikido ci facesse incontrare con una persona che desidereremmo diventasse nostra partner (anche) sessuale per una sera, per un mese o per la vista intera dovremmo essergliene grati... però anche ricordare quali sono i principi del contesto in cui tutto ciò avviene.

Un detto giapponese recita: "Aikido wa rei ni hajimari, rei ni owaru", ovvero "l'Aikido comincia con il rispetto e finisce con il rispetto".




Siamo poi capaci di far si che l'incontro con il/la nostro/a partner di indimenticabili notti di chokusen-patonza e uchi-pisel-sankyo sotto le coperte abbia anche QUESTA caratteristica?

Ve lo diciamo noi: di solito proprio NO!!!
Negli anni, infatti, abbiamo visto di tutto...

Dobbiamo dire che una delle dinamiche più comuni e consolidate è quella del Maestro che tacchina le allieve: sono decine e decine i casi di segnalazioni in merito al Sensei che "se le deve passare proprio tutte in Dojo"... e ci piacerebbe tanto poter fare nomi e cognomi di rinomatissimi Insegnanti di Aikido nazionale ed internazionali, sia del passato che attualmente in attività... che sembrano avere avuto (o continuare ad avere) una sorta di sindrome da kokyu-viagra!!!

Gli insegnanti maschi sono infinitamente di più della loro controparte femminile... e forse per questo (forse no) non abbiamo mai sentito parlare di "Aiki-violentatrici seriali"... ma di Aiki-tori (da monta!) urka quanti sembra essercene!

Però in Aikido il concetto di "tori" non dovrebbe essere esattamente questo...

Ci sono gli Insegnanti che prediligono storie con le allieve nel Dojo, di solito quelle più giovani ed inesperte, che poi provvedono puntualmente a turnare con le nuove arrivate per non interrompere una sorta di iniziazione all'erezione DANnata, che fa molti DANnni...

... ma ci sono pure gli Insegnanti che vanno a tenere seminar in luoghi dove incontrano le amanti, e che quindi vivono l'Aikido come una sorta di scusa per le scappatelle coniugali!

Ne abbiamo viste e sentite di ogni in oltre una ventina d'anni di attività!

Ci sono letteralmente scissioni dell'Aikido italiano che si sono verificate ANCHE per storie malate di "donne da bordo tatami", lettere di mogli gelose, etc, etc, etc!

Certe volte non immaginiamo quanto l'Aiki-pisello ci metta del suo: potremmo dire solo che talvolta tira più un pelo di Fijlkam che il tori-fune undo!

Il sesso è sicuramente uno dei livelli più atavici e profondi della nostra specie, ricco di viscerali, coperto di pregiudizi e condizionamenti socio-culturali e morali: è naturale combinare quindi forse un sacco di casini nel gestirlo nel modo più proficuo per noi e per coloro con i/le quali lo condividiamo.

Gli Aikidoka NON sono una razza eletta, anzi... sono individui in cerca di equilibrio e di una buona dose di studio delle loro conflittualità.

nel loro studio la fa da padrone l'esigenza di NON essere sopraffatti dagli altri, ma di NON sopraffare al contempo nessuno a propria volta...
L'unica considerazione che ci sentiamo di fare però è questa:

... tutte le storie di manipolazione quindi - per manifeste o sottili che siano - presuppongono un non completo rispetto di chi le mette in atto e di chi le tollera: questo fa proprio parte dell'AIKIDO!!!

Quindi se di passione dovessimo sentirci invasi per qualcuno/a in ambito tatamifero, potremmo/dovremmo lasciarlo accadere salvaguardando il rispetto per noi stessi e l'altra parte che cerchiamo di coinvolgere, che vuole coinvolgere noi... o che è più che d'accordo nel farsi coinvolgere da noi.

tutte le belle storielle sulla filosofia dell'arte della pace e dell'amore diventano solo storielle insignificanti con le quali ci sciacquiamo la bocca dal nostro agire incoerente. Una malattia piuttosto diffusa fra gli Aikidoka di ogni Ente, ordine e grado!
Se viene a mancare questo,

Un/a Sensei, uno/a studente NON deve rinunciare a nulla di fondamentale per sé, incluso la passione ed anche il sesso... ma capite bene che c'è modo e modo per farlo, e purtroppo ad oggi sembra che la comunità si sia contraddistinta per avere scelto quello più problematico e svalutativo di considerare queste importanti sfere dell'umana natura.



Questo ambito infatti, riguarda sentimenti, oltre che pulsioni animali... scindere i quali dagli atti fisici sa dell'immaturità di chi muove il corpo in modo non integrato e fluido.



Ma se impariamo ad allineare mente e corpo, perché non dovremmo imparare a farlo anche includendoci il cuore e la parte più emotiva e viscerale di noi?

Quella appartiene a qualcun altro?
Quella non ha bisogno di diventare una parte armonica di tutto ciò che ci costituisce?

Se integriamo, integriamo tutto nell'esperienza dell'Aikidoka: quindi pulsioni, sentimenti, azione ed etica NON possono essere vissuti come una pasticceria, nella quale - di volta in volta - viene scelto solo ciò che fa gola o interessa!

Qualcuno dirà: "Fosse facile"... e noi risponderemmo: "Chi ha mai detto che sarebbe stato facile?"

Ci alleniamo solo per raggiungere ciò che è facile, o piuttosto per arrivare a quanto è importante?!

Fare l'amore con un'altra persona è una delle esperienze più dense e significative che si possono avere durante la vita: non buttiamola al macero, ma celebriamola come si deve, in ogni ambito.

Celebriamola ancora di più e meglio se si ambienta o si correla ad una disciplina che insegna il "SIAMO UNO", e quindi obbliga moralmente al rispetto le varie parti che lo compongono.


Basta agli Aiki-tacchinamenti ed alle Aiki-sveltine svalutative: l'armonia è proprio un'altra cosa!
Questa, s'intende, non è una moralizzazione da diacono al catechismo: sono più concetti da vivere, che altro...



lunedì 29 gennaio 2018

Contaminazioni: si fanno in cucina, in musica, nell'arte in genere... e in Aikido?

Chi di voi non ha mai sentito parlare di "fusion"... un genere musicale emerso alla fine degli anni sessanta e primi settanta che combina elementi di jazz, rock e funk?

Se non l'aveste mai sentita, vi sarà capitato di vedere un po' di "cucina sperimentale" nei vari programmi che parlano di manicaretti che attualmente vanno per la maggiore in TV...

In tutte le forme di arte, ad un certo punto, si sente la necessità di fare ricerca... ovvero di avventurarsi in luoghi e scenari inediti della propria disciplina: accade nella musica, nella gastronomia, nella poesia, nella pittura e nella fotografia.

E nell'Aikido?

Sembra che sia un'arte innanzi tutto - se marziale o no non lo metteremo in forse in questo Post -, c'è quindi chi fa "contaminazione"?

Riusciamo a vivere una disciplina dalle origini piuttosto tradizionali senza considerare ciò qualcosa di necessariamente negativo?

Non vogliamo instillare le reazioni dei "si stava meglio quando si stava peggio", dei "al giorno d'oggi l'Aikido fa schifo rispetto ad un tempo", anche perché parlano così solo i frustrati e quelli che non sanno nulla dell'argomento del quale la propria lingua continua maldestramente a biascicare qualcosa.

L'Aikido stesso è una contaminazione, nata fra l'intuizione e l'ardire da parte del Fondatore di utilizzare le tecniche marziali dal Daito Ryu Aiki Jujutsu ed alcune filosofie e pratiche spirituali giapponesi autoctone (Shinto, Oomoto Kyo, Byakko Shinko Kai...).

Della sola marzialità non se ne sarebbe fatto nulla, c'era già... era ottima, cos'altro aggiungere?!

Della sola spiritualità e filosofia erano (e sono) piene i templi e gli scaffali... perché mai connettere alcuni valori umani e morali con il movimento del corpo in una condizione conflittuale?

Forse una risposta definitiva non c'è e non avrebbe nemmeno senso ad esserci: è successo e basta, altrimenti non saremmo qui a parlarne!

Quali sono i requisiti necessari perché una simile alchimia avvenga?

Ce ne sono alcuni, vediamoli brevemente insieme...

É richiesta, innanzi tutto, una preparazione specifica ed approfondita in ciascun ambito che una persona cerchi di connettere con un altro ambito differente.

Questo è perlomeno raro, perché consideriamo già essere un traguardo l'acquisire una conoscenza di base approfondita di UN contesto di studio, figuriamoci quale sforzo è necessario per fare la stessa cosa su versanti distinti e molto differenti fra loro!

Ma NON è che non si possa fare o NON abbia senso farlo: certo che studiare Aikido 3 ore a settimana... per 20 anni da indicativamente la consapevolezza che una persona che si allena tutti i giorni ottiene in 3 anni, è forse questo il problema...

Un cuoco che fa "cucina fusion" o "molecolare" è piuttosto consapevole di tutti gli elementi importanti che la cucina tradizionale è già in grado di fornire; un pittore astratto di solito parte dall'esercizio di copiatura di oggetti reali, quindi trascende questa capacità nel diventare più espressivo... ma il SUO kihon (la base)... lo possiede eccome!

Un fotografo che vuole cimentarsi nell'utilizzo di nuovi giochi di luce e filtri grafici ha studiato piuttosto bene i tempi di esposizione o le tipologie fotografiche e le caratteristiche delle lenti degli obiettivi. Nuovamente: il SUO kihon... lo possiede eccome!

Ci va "scuola": in base a quanto salda e vasta risulta la base di partenza sulla quale ci si muove, proporzionalmente sarà ampia la possibilità di esplorazione di nuovi territori.

Nell'Aikido oggi non ci pare manchi la voglia di sperimentare, ci pare più che spesso vengano a mancare le conoscenze profonde per poterlo iniziare a fare con un profitto più interessante ed una maggiore probabilità di approdare a qualcosa di utile e significativo, piuttosto.

La sperimentazione, la contaminazione, la fusione NON è infatti un escamotage per non fare bene NEANCHE una cosa e per connotare con un nuovo "brand" un prodotto del quale NON si sentiva assolutamente l'urgenza... sono proprio altre cose!

Si tratta di connettere ambiti che possono essere accomunati da principi molto simili, ma che nessuno prima aveva saputo notare o affratellare in modo significativo ed effettivamente utile.

Vi facciamo un esempio pratico: avete mai assistito ad una lezione di Tai Ju Quan o Kung Fu?

Si parla di chi (ovvero il ki, detto in cinese), di equilibrio, di centro, di radicamento: pure in Aikido tutte queste belle cose hanno una enorme importanza.

C'è chi ipotizza che nei suoi viaggi in Manciuria, O' Sensei stesso sia stato influenzato nella sua creazione dell'Aikido dalle discipline marziali cinesi incontrate durante la sua permanenza in quei luoghi.

Sarà vero?
Poco importa... le similitudini ci sono, è un dato di fatto.

Altro esempio: l'estetica...

L'Aikido è universalmente noto come "l'arte dell'armonia", ma non solo filosofica o spirituale... anche proprio fisica: i movimenti sono sinuosi, eleganti, rotondi.

Ci sono altre discipline che annoverano risultati notevoli simili?
Alcuni tipi di ballo, per esempio!

Il tango - per citarne uno su tutti - tiene in grande considerazione la connessione che si crea fra il ballerino - colui che porta (tori) - e la ballerina - colei che si fa portare (uke) -... poi li non invertono le parti, ma anche in Aikido questi principi (toru, uteru, connessione) sono ritenuti fondamentali!

Ora, non è che proprio tutti potrebbero inventarsi un "AikiTango" o un "Tangaiki", però che vi siano affinità è indiscutibile, nonostante la provenienza di queste due discipline da contesti e zone geografiche molto distanti fra loro.

Christian Tissier Shihan, 8º dan Aikikai, è stato un allievo di Seigo Yamaguchi Sensei (soprannominato "il Genio dell'Aikido"), ma il suo attuale metodo di pratica e di insegnamento assomiglia poco a quello dal quale lui ha appreso, come mai?

Seishiro Endo Shihan, 8º dan Aikikai, all'età di circa trent'anni ebbe un infortunio alla spalla destra, a seguito del quale dovette rivoluzionare la sua pratica Aikidoistica, facendo ricerca e emergendo "uno stile" (potremmo dire così?), o meglio una visione dell'Aikido che attualmente ispira migliaia di persone in tutto il mondo.

Hanno fatto male a comportarsi così?

Non crediamo proprio: certamente nessuno di loro era ed è un "hobbista" (nel senso più svalutativo del termine, questa volta) che ha preteso di inventarsi l'acqua calda... Stiamo parlando di autentici professionisti, che hanno trascorso la maggior parte della loro vita sul tatami: le basi c'erano in entrambi questo casi... eccome!

Hanno fatto della ricerca e nulla porta a credere che abbiano tutt'ora smesso... diciamo che siamo poco abituati a personaggi con una simile preparazione ed un simile carattere e forza di volontà piuttosto, non che nell'Aikido sia inadeguato fare ricerca.

Ma nei loro dojo - siamo convinti - qualcuno che spiega ancora come si fa un buon kotegaeshi lo troveremo!

Qui si aprirebbe uno stargate sull'irrazionale tendenza - tutta e solo italiana - a giudicare malamente i professionisti di Aikido, che proprio in virtù della loro scelta, si esercitano dalla mattina alla sera ogni giorno... ma parleremo di ciò in un altro Post.

Potremmo dire quindi che la contaminazione è possibile (doverosa?) dove è almeno ben chiaro il contesto dal quale si parte: mancano forse più dojo nei quali si spiega forse bene questo... e che quindi consentano di "spiccare il salto" verso un "proprio" Aikido, che ne dite?

L'occidentale medio è piuttosto creativo ma spesso anche superficiale: vuole risultati abbastanza immediati... ed una base solida NON si realizza in qualche anno, nemmeno in un decennio, probabilmente.

L'orientale medio - quand'anche più paziente e preparato - di solito pecca un po' di inventiva... e tende ad essere più pecorone - almeno - rotella di un ingranaggio più vasto, con meno individualismo/personalismo richiesto dal sistema in cui vive, perciò.

Ci va preparazione e creatività contemporaneamente per fare una "fusion" sensata e che offra il suo valore aggiunto al movimento: le personalizzazioni fatte al di sotto di una certa consapevolezza sono spesso solo stratagemmi per aggirare l'ostacolo (quello di una preparazione seria, che costa passione, pazienza, tempo e soldi) e per non "pagare il dazio" con se stessi.

Noi siamo fermamente convinti di avere un grande debito di gratitudine nei confronti degli "apripista" di ogni disciplina, così come di qualsiasi visione peculiare di un singolo percorso: si tratta di persone coraggiose, che ci hanno messo e che ci mettono del loro per fornire una qualche forma di valore aggiunto.

É gente che rischia di sbagliare nell'esprimersi, ma che non rinuncia a farlo: sono Aikidoka - nella nostra fattispecie - che infrangono gli schemi dopo averli debitamente fatti propri, solo per fare il prossimo passo in una disciplina... che siamo certi evolverà ancora parecchio, anche grazie al contributo loro e di ciascuno di noi!